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Solana, il notaio della politica Ue

Testo: 

di Gianfranco Dell'alba

Una volta di più Adriano Sofri, nell'articolo apparso su Repubblica giovedì scorso, analizza in modo perfetto le contraddizioni della sinistra, dei movimenti mobilitati sino allo spasimo contro l'intervento militare anglo-americano in Iraq, tesi a mantenere a tutti i costi una "pace" che avrebbe implicato il mantenimento al potere del regime di Saddam Hussein e invece muti e silenti sull'effetto "domino" della liberazione dell'Iraq, e cioè la ripresa di un dialogo fra israeliani e palestinesi e il fermento che agita le piazze iraniane sotto la spinta dei "girotondini" locali che non ne possono più del governo teocratico degli ayatollah.
Non una manifestazione, non un girotondo, non lo sventolio di una bandiera della pace si sono registrati per plaudire alla stretta di mano fra Sharon ed Abu Mazen - e condannare chi mira al sabotaggio della road map come Hamas e l'ala di Al-Fatah che fa capo ad Arafat - o per sostenere gli studenti iraniani che manifestano per la democrazia e la libertà, dicendosi che se possono manifestare gli sciiti iracheni, tutto sommato dovrebbero permetterselo anche loro.
Gli è che la sinistra è in buona compagnia, la stessa peraltro con la quale ha fatto comunella negli ultimi 6 mesi. E' quella parte di establishment europeo che considera una iattura che gli "yankees" più sfegatati riescano laddove l'Europa non solo ha clamorosamente fallito, ma in realtà non è mai proprio entrata in gioco, limitandosi ogni volta a giustificare e comprendere tutto e il contrario di tutto purché gli affari non siano compromessi.
Così mentre in Europa ci si accapiglia, ed a ragione, per l'inserimento nella prossima Costituzione della Carta europea dei diritti fondamentali, la dimensione dei diritti umani, del diritto individuale e collettivo alla libertà, alla democrazia, allo stato di diritto che pure sono a fondamento della stessa Carta delle Nazioni Unite è l'ultimo dei parametri della politica europea e del suo ineffabile notaio, Javier Solana. All'unisono col francese de Villepin, il cui governo ha scelto proprio questi giorni per arrestare un centinaio di rifugiati politici iraniani - che forse non sono tutti degli stinchi di santo - ma che non ha mai torto un capello, tanto per fare un esempio, alla diaspora brigatista e terrorista italiana.
Solana combatte la sua guerra personale alla road map ostinandosi a mantenere un canale aperto con Arafat, sconfessando quindi, di fatto, la credibilità di Abu Mazen e, soprattutto, guardandosi bene dal dire una parola su quanto avviene a Teheran che rischia di trasformarsi nella Pechino di piazza Tien a Men.
"Non ti curar di loro, ma guarda e passa": la laicissima Europa oggi sta con gli ayatollah, come ieri con Saddam, anche perché l'alleato americano sostiene viceversa la protesta. La culla dei diritti dell'uomo è oggi al fianco delle più odiose tirannie. Non si è opposta alla presidenza della Libia alla Commissione dei Diritti dell'Uomo dell'Onu, né all'ammissione trionfale, nella stessa Commissione, di Cuba, si rifiuta di catalogare Hamas fra le organizzazioni terroristiche, non alza un dito sulle prevaricazioni e le violenze che soffocano ogni libertà in Vietnam, in Laos, in tanti altri paesi. A volte, caro Adriano, ci si vergogna davvero di essere europei.

Data: 
Sabato, 21 June, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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