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Illy, il referendum e lo schiaffo a Bertinotti

Testo: 

di Enzo Balboni

C'è una verità che il centrosinistra non riesce mai a vedere, perché ha gli occhi bendati dalla demagogia delle parole facili. E' la verità della sostanza delle cose. Non hanno nemmeno finito di esultare i soliti Fassino, Violante e Rutelli con un D'Alema alle spalle pronto alla "battutina"; non si è finito di dire che Bertinotti ha giocato molto bene le sue carte, cercando di "condizionare" con il voto dei suoi "comunisti rifondatori" le amministrazioni di molti comuni oltre ad alcune province e, perfino, la regione Friuli-Venezia Giulia. Sperando in un premio speciale per il suo "referendum" suicida, che cominciano le docce fredde.
Dice Riccardo Illy, neo-presidente del Friuli-Venezia Giulia: "E' la prima volta nella mia vita che lo faccio, ma domenica non andrò a votare per il referendum sull'articolo 18, penso che sia il sistema sbagliato per ottenere quello che i promotori vorrebbero in difesa dei lavoratori".
Riccardo Illy è il "re del caffè". Un industriale potente a "tutti gli effetti", uno che, da triestino, viene da lontano e che guarda lontano: al "mercato" dell'Est, soprattutto. Dove vede il futuro dell'economia della regione che, non dimentichiamolo mai, ha uno statuto autonomo che riflette la sua anima da sempre. Riccardo Illy guarda all'autonomia come ad un patrimonio irrinunciabile, la vorrebbe, la vuole, più ampia e, in qualche modo è bandiera del senso di indipendenza dei giuliani, della loro antica cultura, della indipendenza di fatto ("porto franco" con gli Asburgo) e della irredentistica "voglia d'Italia" che l'ha animata nell'ultimo secolo e mezzo. Autonomia in Europa. E' un disegno largo, profondo e attuale. Illy non è condizionato da beghe centralistiche, va per la sua strada.
Che non è quella di Bertinotti, non è certo quella di Fassino. Adesso a Riccardo Illy si è unito Sergio Cecotti che ha vinto le elezioni a Udine, capoluogo del Friuli, riproponendosi per la poltrona di sindaco che aveva ottenuto già nelle ultime amministrative, presentandosi con la Lega. Cecotti è l'ex leader del "Movimento per il Friuli". Un indipendentista molto vicino a Bossi, che ha ottenuto un risultato importante - è la notizia ultima della disfida amministrativa - mettendo assieme una coalizione variegata (ambientalisti e diessini sbandati nelle liste civiche), ma soprattutto per una sorta di "patto" con Riccardo Illy che lo avrebbe fortemente appoggiato sulla strada di una strategia comune: quella della autonomia più spinta. Con tre punti-chiave: riscrittura dello Statuto speciale della regione in situazione di maggior equilibrio tra le due province, Udine e Trieste; modernizzazione delle strutture e sostegno per un allargamento dell'Europa ad Est. Che è il vero motore per rifar partire, al meglio, l'economia regionale. Il fatto è che in Friuli-Venezia Giulia, spesso regione dimenticata dalle vertine nazionali, si lavora, si fa e non si chiacchiera.
Questa è la scommessa vinta per chi ha votato credendoci, e non per dispetto. Autonomia, non centralismo; sembra che si parli come faceva la Lega del "primo" Bossi. Vuol dire che qualcosa si è involuto anche nella Lega, anche in Bossi. Segno che giuliani e friulani non transigono: hanno un forte orgoglio cementato nelle lunghe lotte per la vita e per l'indipendenza. Cosa c'entra, con tutto questo Rutelli? Cosa c'entra Fassino? Cosa c'entra l'Ulivo? Per cominciare, Illy - per la prima volta nella sua vita - non andrà a votare per il referendum. E' un: "il padrone sono io!". Uno schiaffo a Bertinotti. Immediato.
Tanto per ricordare a tutti chi comanda a Trieste e nella Regione. Centrosinistra: togliti la benda dagli occhi. E prova a rifarli i conti.

Data: 
Giovedì, 12 June, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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