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Cronaca di una notte insieme agli immigrati

Testo: 

di Rita Bernardini

Ho passato la nottata di ieri insieme agli immigrati in Via Genova angolo via Nazionale, nei pressi della Questura di Roma e dell'Ufficio stranieri.
All'arrivo, alle 3 e 10 del mattino, trovo in fila già una quindicina di persone. Un ragazzo macedone è arrivato all'una e quindici contando di risolvere definitivamente il problema del ricongiungimento con la moglie e le tre figlie di 8, 7 e 2 anni e mezzo; da diciassette anni vive in Italia e fa il vaccaio, munge le mucche dalle tre alle sei del mattino e per sbrigare questa "pratica" in Questura perde una giornata di lavoro, lavoro regolarmente retribuito con tanto di busta paga, assicurazioni e contributi. "Questo lavoro gli italiani non vogliono farlo, anche se è tutto meccanizzato; io lo faccio volentieri - dice - e tutti mi vogliono bene". Un gruppetto di giovanissimi kossovari, conoscono poche parole di italiano ma riescono a spiegarmi che sono in coda per il permesso di soggiorno; sono tutti muratori e dicono che a Roma stanno benissimo.
Intanto, per iniziativa di un profugo iraniano che ha i documenti per chiedere l'asilo politico, viene preparata su un cartone per imballaggi la lista di coloro che si mettono in fila: ogni nome, un numero. L'iraniano è il numero uno, il macedone - che pure aveva battuto tutti sul tempo - si trova segnato al posto numero undici, ma non si lamenta. Altri "stacanovisti della notte" sono un gruppetto di rumeni che contano di risolvere il problema del permesso di soggiorno. Irene Testa, militante radicale, mi raggiunge alle 4 e 10 con generi di conforto per tutti, caffè e cornetti che ci ritemprano aiutandoci a superare il disagio di una notte insonne. Alle 5.50 sono in 24 le persone in fila, ma ne arrivano altre in continuazione tanto che alle 6 e 37, quando il sole splende ormai su tutta la città, gli stranieri sono 98.
Poi il fiume umano dilaga e, all'apertura del portone dell'Ufficio Stranieri, in 300 sperano di entrare e di risolvere la loro vicenda di permanenza in Italia. Inizio così, la cronaca degli ingressi negli Uffici con il registratore di Radio Radicale. Un poliziotto, che governa la fila disponendo le persone per tre, mi urla che devo andarmene perché sto violando la privacy. "Non mi muovo di qui, se vuole mi porta via Lei", rispondo, mentre un altro agente in borghese piazzato davanti al portone reagisce con "sta facendo il suo lavoro, lasciala fare, così qualcuno si rende conto in che condizioni siamo costretti a lavorare!"
Effettivamente constato che i tre poliziotti all'ingresso fanno miracoli per smistare gli immigrati, assegnando loro il numero che li indirizzi all'Ufficio di destinazione. Alcune questioni le risolvono seduta stante dando un'occhiata alla documentazione che ognuno porta con sé. Bravissimi, ma è evidente che in una situazione così disorganizzata e precaria possono saltare i nervi da un momento all'altro. Dove sono gli interpreti? Non ci sono, ma l'agente in divisa trova al volo un rumeno che conosce l'italiano per comprendere quali sono le esigenze di un altro rumeno che non conosce una parola della nostra lingua. Il caso è risolto: si tratta di un profugo che deve aggiungere ai documenti già preparati per sé e per la sua famiglia, altre tre dichiarazioni da sottoscrivere. Le donne con i bambini piccoli e le donne incinte passano, giustamente, davanti a tutti; lo stesso accadrebbe - ci dicono - se ci fosse un disabile. Dopo 20 minuti, i trecento sono entrati, ma le code non sono finite perché ognuno dovrà aspettare l'apertura degli uffici appositi prevista per le 8.00 e lì entrare secondo il numero d'ordine distribuito.
"C'è poco personale all'interno e a noi agenti ci tocca svolgere funzioni di ordine pubblico all'esterno che non sono di nostra competenza", "in più - aggiunge un agente di PS - gli spazi all'interno sono ristrettissimi così la gente è ammassata in un modo impressionante e in condizioni igieniche pericolosissime; in tre mi hanno detto che hanno la tubercolosi!". La nottata è passata, tutti sono entrati, ma non sempre le cose vanno così lisce; il lunedì o il giovedì, per esempio, gli immigrati sono il triplo. Dieci e lode ai poliziotti e agli immigrati per il loro comportamento esemplare. Zero spaccato all'organizzazione necessariamente improvvisata data la scarsità di mezzi, di spazi e di personale. Da cittadina, nonché presidente di Radicali Italiani, ritengo che si possa e si debba intervenire per cambiare la situazione fino a qui documentata. Per cambiare, daremo una mano da radicali, cioè onorando il lavoro altrui, dialogando ed esigendo al contempo il rispetto delle leggi fondamentali.

Data: 
Giovedì, 8 May, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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