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Friuli, Tondo ritira le dimissioni

Testo: 

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE: NON SONO D'ACCORDO SULLA LEGHISTA GUERRA MA RESTO IN FORZA ITALIA
La decisione dopo un colloquio con Berlusconi

corrispondente da UDINE
«Ho scelto di rimanere per portare a compimento la legislatura dopo un lungo colloquio con il presidente Berlusconi, che mi ha chiesto, in un momento delicato, di restare al mio posto».
A due settimane dalle dimissioni presentate in concomitanza con la candidatura della sua vice, la leghista Alessandra Guerra, a sfidante di Riccardo Illy per la presidenza della regione, il governatore uscente del Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, è ritornato sulla sua decisione. «Come avevo detto - ha scritto nel documento presentato ieri mattina in consiglio, ripercorrendo i giorni della crisi - così ho fatto e ho rassegnato le dimissioni perché non condividevo quella scelta e non la condivido. Sono, però, un iscritto a Forza Italia e tale intendo rimanere. Ho scelto di restare al mio posto per portare a compimento la legislatura».
Tondo ha detto di non avere posto condizioni: «Il mio rientro è senza se e senza ma». «Non nego che sia stata una decisione difficile - ha precisato - una delle più difficili; ma voglio anche onorare l'impegno nei confronti di quei consiglieri che mi avevano scelto per portare avanti un certo programma». La vicenda delle dimissioni presentate e poi ritirate del presidente forzista testimonia l'umore ondivago nel centro-destra friulano. L'indicazione della leghista Guerra da parte dei vertici nazionali della Cdl aveva provocato forti divisioni all'interno di Forza Italia, le dimissioni del coordinatore regionale Ettore Romoli (e successivamente, dopo la polemica con Scajola, di quelle del coordinatore nazionale, il triestino Roberto Antonione); e il commissariamento di tre federazioni provinciali su quattro. La decisione di Tondo potrebbe, dunque, essere un segnale di rasserenamento. Anche se molti temono che la tensione tra gli azzurri sia destinata a protrarsi a lungo. Comunque il clima appare più disteso se non altro perché lo stesso Tondo ha annunciato «che non ha nessuna intenzione di ricandidarsi».
Decisione che è piaciuta anche al governatore del Veneto e Giancarlo Galan: «Ha dimostrato di essere un vero uomo: ha ritirato le sue dimissioni senza chiedere o pretendere nulla in cambio».
Un clima che spiega perché l'altro ieri il presidente Tondo abbia telefonato al premier Berlusconi per anticipare il suo ritorno, e soprattutto per chiarire la sua posizione e fugare le molte voci che nei giorni scorsi avevano animato la contrapposizione interna a Forza Italia, le tensioni con la Lega Nord causati dai sospetti di una futura collaborazione con il centrosinistra. «In quella prima telefonata Tondo ha tenuto a sottolineare che dietro il suo gesto non c'era alcun condizionamento politico e ha ribadito al premier il suo giudizio negativo sulla scelta di Alessandra Guerra candidata alla presidenza per la Cdl - ha spiegato il suo portavoce, Alessandro Colautti -. Berlusconi, per parte sua ha nuovamente motivato quella scelta con l'esigenza di mantenere l'equilibrio tra le forze della coalizione».
Infine Tondo ha preannunciato al premier il ritiro delle dimissioni «per il bene della comunità e per consentire alla coalizione di governo di completare un paio di interventi urgenti nell'interesse generale».
Tecnicamente, Tondo è tornato sulla sua decisione perché ha accolto l'appello dei capogruppo della maggioranza a restare fino alla fine naturale della legislatura. Primo fra tutti, l'appello del forzista Aldo Ariis, che nei giorni scorsi aveva fortemente criticato Tondo. Oggi, a chiarimento avvenuto, il riconoscimento di un «importante atto di lealtà verso l'istituzione regionale da parte del presidente». Ma ora l'attenzione del centro-destra si sposta sui primi passi della nuova candidata, Alessandra Guerra.
Ieri il commissario degli azzurri, Roberto Rosso, ha confermato che per tutta la campagna elettorale la signora del Carroccio potrà beneficiare dello staff che aiutò il premier alle ultime elezioni politiche. Sarà infatti allestita una «Officina», uno staff di consulenti locali e nazionali che l'aiuterà a predisporre il programma. «Si tratta - ha spiegato Rosso - dello stesso strumento con cui è stato formulato il programma di Berlusconi nel `91, ma è anche lo stesso strumento con il quale si impostano le grandi operazioni di governo come la devolution o come la legge Bossi-Fini sull'immigrazione».

Michele Meloni

Data: 
Venerdì, 21 March, 2003
Autore: 
Fonte: 
LA STAMPA
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