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L'eredità contesa del liberale Pannunzio

Data: 
Giovedì, 13 March, 2003
Testo: 

Presentati alla Camera lettere e documenti del fondatore del «Mondo» scomparso nel 1968

L'occasione era ghiotta. Vedere uno accanto all'altro gli eterni nemici, Pannella e Scalfari, avrebbe costituito un minuscolo evento eccezionale. Ma la salute del fondatore di Repubblica non l'ha permesso. Così la presentazione dell'inventario del fondo Mario Pannunzio ha perduto un po' il risvolto mondano, ma certamente non quello politico. Al posto di Scalfari, un sottile Nello Ajello. Nel volume stampato dalla Camera dei deputati, la quale conserva le carte del direttore del Mondo , le testimonianze di Pannella e di Scalfari si fronteggiano. Con grande affetto parlano del proprio «maestro», ma non riescono a evitare il vero tema che dominerà il 35° anniversario della scomparsa di Pannunzio: chi può dirsi più legittimamente di altri l'erede vero del liberalismo pannunziano? Ed entrambi lo risolvono proponendo se stessi, ma quasi schermendosi. Scalfari giustamente irride il moltiplicarsi di improbabili eredi sorti dopo il fallimento del Mondo e sottolinea la continuità ideale con L'Espresso e Repubblica . Scalfari fa di più: rivendica non solo l'eredità ma anche il superamento, quando rimprovera amabilmente al liberale classico una carenza di libertinismo, una mancanza di curiosità per le nuove tendenze. Ma, se Pannunzio non fu libertino, intellettualmente parlando, non fu neppure libertario. E così anche Pannella è sistemato. Uno strano destino, quello di Pannunzio. Autorevolissimo ma isolato. Al centro d'un «sistema» intellettuale che non ha confronti nella storia culturale del secolo scorso - come ha dimostrato bene Pannella - ma nello stesso tempo «sconfitto» dal becerume italico. Basti rileggere l'ultimo suo editoriale di chiusura del Mondo , in cui trasuda l'amarezza della solitudine e del fallimento della linea riformista.
Alla frecciata di Scalfari, Pannella risponde con un'interpretazione tendente a «politicizzare» al massimo la presenza di Pannunzio. Così gli è facile sottolineare la continuità tra i liberali di sinistra e i radicali delle battaglie sui diritti civili. In verità, Pannella parla tout court di radicali, perché non ammetterà mai la cesura profonda tra il radicalismo precedente e successivo agli anni '90.
Oggi che tutti si dichiarano riformisti, alla celebrazione pannunziana era curioso vedere, ossequiosi, i rappresentanti di culture, valori, idealità e perfino modelli di vita antitetici a quelli di Pannunzio. Meno male che almeno Casini ha avuto l'onestà intellettuale di dichiarare la sua estraneità a un percorso rigorosamente liberale. Non eleganti invece sono in questi giorni quegli ex comunisti che ora sul fronte berlusconiano hanno tanti motivi per detestare Pannunzio: paradossalmente sia in nome del loro passato di comunisti (Pannunzio fu rigorosamente anticomunista in nome della libertà) sia del loro presente (Pannunzio lottò sempre contro la destra e il cosiddetto moderatismo che si diceva liberale).

Enzo Marzo

Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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