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Berlusconi licenzia Antonione

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LE SCELTE DEI PARTITI
LE TAPPE

Il caso Friuli accelera la crisi in Forza Italia. L'uscente: "Non posso tollerare di essere umiliato"

Accettate le dimissioni. E oggi a Udine lo show dei big del Polo

Illy: il senatore passa con me? Fanta-politica

ROMA - Al terzo giorno di psicodramma, Silvio Berlusconi ha accettato le dimissioni di Roberto Antonione da coordinatore di Forza Italia. «A questo punto non ci sono alternative», è stato costretto ad ammettere il premier al termine di una burrascosa telefonata avuta ieri mattina con il senatore ribelle: «Così, ti rendi conto, danneggi tutto il partito». Risposta: «Non accetto di essere umiliato da nessuno». Dimissioni accettate, appunto. Conclusione inevitabile, dopo che sabato sera Antonione aveva diffuso una durissima dichiarazione in cui sparava alzo zero contro Claudio Scajola, portando così alla luce del sole l'aut aut («o me o lui») presentato a Berlusconi insieme alle sue dimissioni dalle cariche di partito e di governo, all'indomani della designazione della leghista Guerra a candidato della Cdl in Friuli al posto del forzista Tondo.
L'annuncio ufficiale è arrivato però solo ieri sera, fuori tempo massimo per i telegiornali: «Il presidente, prendendo atto delle dimissioni del senatore Antonione da coordinatore organizzativo nazionale di Forza Italia, lo ha calorosamente ringraziato per l'impegno e la dedizione che hanno caratterizzato il suo lavoro per il movimento». Antonione resta invece senatore e sottosegretario agli Esteri. Almeno per ora.
Si conclude così la prima parte della più brutta crisi che il partito del premier abbia vissuto nella sua quasi decennale vita. E giusto alla vigilia della kermesse programmata per questo pomeriggio a Udine, quando i quattro leader della Cdl si son dati appuntamento per presentare tutti insieme la loro candidata.
Forza Italia, rimasta senza il suo coordinatore nel bel mezzo della campagna elettorale, verrà probabilmente retta fino alle amministrative dal quadrumvirato costituito dal premier un paio di mesi fa per riunire gli uomini a lui più vicini. E cioè: Scajola, Bondi, Cicchitto, Alfano. Di fatto però, è chiaro, il numero due del partito dopo il premier si conferma più che mai Scajola, coordinatore della campagna elettorale e in quanto tale autore del blitz chirurgico in Friuli; il quale Scajola, però, di tornare a occupare la poltrona di coordinatore che già fu sua prima durante la campagna elettorale del 2001 non ha intenzione. L'ex ministro non ha mai fatto mistero di puntare a un ritorno nel governo, e - come Berlusconi ha spiegato in recenti colloqui riservati con gli alleati - il trasloco sempre più probabile di Antonio Martino alla segreteria generale della Nato a fine anno, lasciando libera la Difesa, creerà «il posto giusto per l'uomo giusto».
Scajola, ai fedelissimi che ieri lo hanno chiamato per esprimergli solidarietà per le accuse rivoltegli da Antonione, si è limitato a confessare «profonda, profonda amarezza» per questa brutta vicenda (oggi non andrà neppure a Udine, per evitare altre polemiche), chiarendo altresì di non voler prendere il suo posto. «Ho già dato...», sospira.
Antonione, chiuso nella sua casa di Muggia, dopo il colloquio con il premier ieri pomeriggio ha staccato i telefoni. A Trieste si è sparsa la voce che in realtà avrebbe deciso di schierarsi con il candidato del centrosinistra, Illy, contro la Cdl. Un gesto estremo, questo sì di guerra senza quartiere. Lo stesso Illy, però, smentisce: «Fantapolitica».

(b.j.)

Data: 
Lunedì, 10 March, 2003
Autore: 
Fonte: 
LA REPUBBLICA
Stampa e regime: 
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