You are here

Leroy Orange a Roma: «Io, scampato alla pena di morte, testimone dei diritti civili»

Testo: 

di Antonio Iovane

É stato picchiato, torturato e sottoposto a elletroschock. Un poliziotto di Chicago, puntandogli una pistola contro, lo ha quasi soffocato con la custodia di una macchina da scrivere. Stremato dalle sevizie, Leroy Orange confessò allora un delitto che non aveva mai commesso, quello dell'ex fidanzata, Renee Coleman, di 27 anni. Era il 1984 e Orange fu condannato a morte nello stato dell'Illinois. Ma il 10 gennaio di quest'anno, dopo 19 lunghi anni in attesa e speranza, il Governatore dello Stato, George Ryan, ha deciso di commutare la pena di 156 condannati in ergastolo e di graziarne quattro proprio alla vigilia della fine del suo mandato. Orange era tra questi, ed arrivato è a Roma, ospite e bandiera dell'associazione Nessuno tocchi Caino.
Ha lo sguardo fermo, i baffi, una camicia a scacchi e una curiosa scoppola sulla testa che gli nasconde la calvizie. E, naturalmente, è nero, perché negli Stati Uniti la pena di morte colpisce soprattutto le persone di colore e "quelli che non possono permettersi un buon avvocato". Come accadde a Orange, difeso da Earl Washington, che all'epoca del processo aveva tre accuse pendenti a suo carico da parte della Commissione Disciplinare della registrazione degli Avvocati.
L'ex condannato a morte osserva con attenzione il video di Nessuno tocchi Caino, la canzone contro la pena presentata a Sanremo da Enrico Ruggeri e Andrea Mirò. Il testo segue le immagini crude di una esecuzione capitale e della sua preparazione. Il video è di Oliviero Toscani. Poi, impassibile, Orange descrive la sua tragedia usando solo poche parole: "Il 12 gennaio 1984 fui torturato per 12 ore dal comandante John Burge che in seguito è avanzato di carriera grazie alle sevizie praticate per estorcere dichiarazioni che gli facevano comodo. Per 19 lunghi anni la mia sopravvivenza è stata possibile grazie all'amore della mia famiglia e grazie allo studio dell'arte e della religione. E ora sono qui per sosenere la mia battaglia per i diritti civili. Oggi - continua Orange - la pena di morte viene usata da molti politici che non si prendono cura della tua innocenza o della tua colpevolezza. E i politici, quando commettono errori, di solito non tornano mai indietro". Poche parole, ma chiare. Fotografia di un intero Paese.
Ma la vicenda di Leroy significa che qualcosa sta cambiando? "L'atteggiamento degli Stati Uniti - spiega l'avvocato di Orange, Steven Blok - è cambiato, ma molto poco. E' un momento difficile per gli abolizionisti perché l'opinione pubblica è concentrata sul terrorismo e sull'Iraq. Proprio ieri la commissione giustizia dell'Illinois ha adottato un disegno per proporre l'abolizione della pena di morte, ma non è detto che venga approvato".
Segnali comunque positivi che si accordano coi dati forniti da Nessuno tocchi Caino e che tendono a confortare le speranze degli abolizionisti. "La pena di morte - dice Elisabetta Zamparutti, curatrice del Rapporto sulla pena di morte nel mondo - è messa in atto in 35 stati e la tendenza è piuttosto positiva, basti pensare che nel 2002 il numero di esecuzioni è stato adottato da 13 stati, il numero piu' basso dal '93. Si tratta soprattutto di territori del Sud, dove sono state compiute l'86% delle esecuzioni, trentatre solo nel Texas".
Una battaglia che sembra solo all'inizio, per continuare la quale il segretario di Nessuno tocchi Caino, Sergio D'Elia, annuncia che a fine settembre la sua associazione presenterà all'Assemblea generale delle Nazioni unite una risoluzione sulla moratoria universale della pena di morte. "Vogliamo far sospendere le esecuzioni capitali per guadagnare tempo affinchè gli Stati nazionali decidano di avviare un processo di riflessione e di cambiamento della pena capitale". Ma intanto il fatto che il comandante John Burge, il torturatore di Orange, sia oggi stato rimosso e perseguito dalla legge rappresenta già un buon segnale di cambiamento.

Data: 
Venerdì, 7 March, 2003
Autore: 
Fonte: 
L´UNITA´
Stampa e regime: 
Condividi/salva