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ARTICOLO 18. Ora avete capito perché non basta dire no?

Testo: 

Pochi mesi fa, in coincidenza con l'uscita di questo giornale nelle edicole, arrivò in libreria un libro dal titolo «Non basta dire no», contenente i saggi di studiosi e personalità dell'area riformista sul tema del mercato del lavoro e del famigerato articolo 18.
Si usciva appena dallo scontro a calor bianco tra il governo e Cofferati, che elevò quest'ultimo a icona e potenziale capo della sinistra intransigente. In quel libro si contestava con argomenti a nostro parere ottimi il conservatorismo implicito nell'atteggiamento che la Cgil aveva tenuto in quella battaglia. In particolare, si faceva una domanda a Cofferati: se l'obbligo al reintegro automatico del lavoratore ingiustamente licenziato è un diritto fondamentale e costituzionale, non sostituibile dunque con nessuna altra forma di risarcimento come pure avviene nella grande maggioranza dei civilissimi paesi europei, perché mai questo diritto non deve essere esteso anche ai lavoratori che la sorte ha messo in aziende con meno di quindici dipendenti? Con la coerenza un pò ruvida che lo contraddistingue, Bertinotti ha portato questa domanda fino agli estremi, e costringe ora la «terza sinistra» di Cofferati a dare una risposta referendaria: o sì o no.
Ci aspettiamo che lo stesso genio politico che aveva condotto la sinistra nella battaglia sull'art. 18 riappaia ora e, rompendo il silenzio, le indichi una strada per tirarsi fuori dallo straordinario pasticcio in cui si è cacciata. Adesso, come nota Emanuele Macaluso nella pagina affianco, quegli stessi che non vogliono prendere nemmeno un caffè con Berlusconi perché è inaffidabile gli chiedono una riforma dell'articolo 18 per evitare il referendum, parlano di leggi da approvare che il Polo non approverà mai, perché per il centrodestra non c'è niente di meglio di questo referendum per spaccare la sinistra e mostrarne le contraddizioni. Ora capiamo che l'articolo 18 non andava bene così com'è, come ci era stato detto, ma andava riformato. Per estendere la tutela del lavoro in forme diverse, più moderne ed europee. L'incapacità dimostrata della sinistra di comportarsi dall'opposizione come se fosse al governo l'ha messa nel solito cul di sacco. Negare l'esigenza della riforma, come sempre, si ritorce contro di lei.
Sembrava invecchiato precocemente quel libro, ora che anche Berlusconi aveva messo in soffitta le sue velleità di riformicchie pasticciate. E invece la vicenda politica, più che prevedibile, lo ha riverniciato di una grande attualità: «Non basta dire no, perchè con i no le ingiustizie restano, non si sanano le diseguaglianze, non si rimedia allo spreco indecente delle intelligenze non utilizzate. Con i no il paese non cresce e rischia di scivolare in un lungo declino».

Data: 
Venerdì, 17 January, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL RIFORMISTA
Stampa e regime: 
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