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Il Vaticano e le regole ai parlamentari cattolici. UN´INGERENZA CLAMOROSA

Testo: 

di MASSIMO FINI

Il Vaticano sta per pubblicare una "nota dottrinale" rivolta a tutti i parlamentari cattolici, una specie di vademecum con indicazioni su come si debbano comportare nella loro attività legislativa. La pubblicazione avviene ad opera della Congregazione per la dottrina della fede ed è firmata dal cardinale Ratzinger, il custode dell'ortodossia cattolica.
È un fatto che, a quanto mi ricordi, non ha precedenti nei rapporti fra Stato e Chiesa. Si tratta infatti di un documento scritto rivolto espressamente ai parlamentari cattolici, che contiene indicazioni precise sulle materie sulle quali devono sentirsi vincolati al "vademecum" (fecondazione assistita, eterologa e omologa, eutanasia, bioetica, clonazione, famiglia, divorzio, eccetera) e sulle leggi alle quali devono dire sì, quelle a cui devono dire no e quelle cui possono dire ni. Un'ingerenza clamorosa negli affari interni dello Stato, anzi, almeno in teoria, di tutti gli Stati, dato che il vademecum è rivolto "erga omnes", ma in particolare, e con tutta evidenza, a quello italiano perché è abitudine del Vaticano avere un occhio speciale per l'Italia e le questioni del nostro Paese (del resto Papa Wojtyla ha chiesto un gesto di clemenza per i detenuti al Parlamento italiano e non, chissà perché, a quello francese o belga o spagnolo). Nel documento si dice che il parlamentare cattolico deve essere prima un cattolico e poi un politico, il che può essere accettato per la sua vita in generale ma non nel momento in cui svolge la sua attività parlamentare e legifera quando, in una corretta separazione dei poteri fra Stato e Chiesa, deve essere prima politico e poi cattolico. Altrimenti non si vede che differenza ci sia con un ayatollah, cioè con una teocrazia dove religione e politica sono fuse insieme nella persona dell'amministratore pubblico. Ma, obietterà qualcuno, il Vaticano non è forse libero di esprimere le proprie opinioni, come tutti? Il Vaticano può dire ciò che vuole, come tutti, ma non può dare indicazioni ai parlamentari della Repubblica i quali, nello svolgimento delle loro funzioni, rappresentano lo Stato, cioè la comunità intera dei cittadini, cattolici e no, non la Chiesa.
Questa ingerenza inaudita (nel senso letterale di mai udita prima) è passata nella completa indifferenza, almeno per ora, del mondo politico. Curiosamente - o forse no - il solo a manifestare qualche perplessità è stato un politico cattolico, e per giunta sacerdote, Gianni Baget Bozzo. Gli altri, laici e cattolici, tutti zitti e buoni. Ciò dipende, a parer mio, dal fatto che ci si è ormai assuefatti da tempo ad accettare le continue entrate a piedi uniti dei cardinali, del Vaticano e soprattutto di Papa Wojtyla negli affari interni dello Stato italiano. La cosa cominciò nei primi anni Novanta con una serie di anatemi contro la Lega per il suo federalismo spinto o per il suo secessionismo, come se gli assetti istituzionali di uno Stato potessero in qualche modo riguardare il magistero della Chiesa, anche qualora lo si voglia intendere nel senso più largo possibile, cioè esteso dal religioso al sociale, ed è continuata con una serie infinita di ingerenze su provvedimenti di pertinenza esclusiva dello Stato e della politica, ultima la già ricordata richiesta di un gesto di clemenza per i detenuti rinchiusi nelle carceri italiane (e non francesi o belghe o spagnole).
Questa assenza di opposizione alle interferenze ecclesiali è un altro segno della debolezza in cui sono precipitate le nostre Istituzioni e della cialtroneria e della faciloneria dell'attuale classe politica. All'epoca in cui governavano i democristiani queste licenze alla Chiesa e al Vaticano non sarebbero state permesse e non furono permesse. La Chiesa poteva scomunicare i comunisti, com'è suo diritto, ma non si azzardava a dare indicazioni, scritte e ufficiali ai legislatori cattolici, perché questo non sta né in cielo né, soprattutto, in terra. E De Gasperi e i suoi eredi avevano introiettato perfettamente la concezione di Cavour, fondamento di ogni Stato laico e liberale, che si esprime nel brocardo "libera Chiesa in libero Stato".
Forse proprio perché democristiani avvertivano benissimo la delicatezza della questione e sapevano che nell'attività di governo, parlamentare, legislativa e politica dovevano essere, facendo forza su se stessi, prima statisti e poi cattolici. Oggi invece che i democristiani non esistono più e tutti, da destra a sinistra, dai cattolici ai laici, si proclamano liberali, assistiamo paradossalmente all'indegno spettacolo di una classe dirigente che si fa dettare le regole di comportamento politico e addirittura legislativo dal Vaticano senza fare una piega, senza avere nemmeno, nel suo dormiveglia, un soprassalto di dignità.

Data: 
Sabato, 11 January, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO
Stampa e regime: 
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