You are here

I RADICALI AD AN «Indulto, non criminalizzare i contrari»

Testo: 

Roma
I contrari all'indulto non vanno criminalizzati, ma invitati a prudenza e serietà di argomenti. Così Sergio D'Elia, segretario dell'associazione "Nessuno Tocchi Caino" e membro della direzione dei Radicali Italiani, replica alla presa di posizione di Franco Cardiello e Filippo Ascierto (An) contrari a ogni atto di clemenza.
Cosa avevano detto i due parlamentari di Alleanza nazionale? «È provato che, dopo ogni provvedimento di indulto, aumentino i reati e quindi l'allarme sociale» aveva sostenuto Ascierto,responsabile del dipartimento sicurezza. «Nell'ultimo analogo provvedimento - aveva aggiunto - il 70% di coloro i quali ne avevano tratto beneficio dopo pochi mesi erano di nuovo in galera. Chi ha commesso reati è giusto che paghi la sua pena».
I Radicali però contestano questa impostazione e ribadiscono, con D'Elia, che «non vanno assolutamente criminalizzati coloro i quali hanno preannunciato di votare contro ogni ipotesi di indulto o sospensione della pena». «È già un fatto importante che Lega e An abbiano convenuto sulla necessità di un voto in Parlamento in tempi brevi, decisivo in un senso o nell'altro. Ai contrari - continua D'Elia - occorre semmai consigliare prudenza e serietà di argomenti. Ai fautori duri e puri del "chi sbaglia paga" e della certezza della pena, come Cardiello, occorre ricordare che il partito di An e quello della Lega hanno votato a favore del condono fiscale assolvendo così comportamenti illegali molto più gravi. A quanti sono invece preoccupati della sicurezza sociale, come Ascierto, occorre richiamare il vero dato allarmante che non è quello del pericolo di recidiva dei beneficiari di indulto ma quello molto più allarmante del 90% dei reati che restano impuniti». A parere di D'Elia, per fronteggiare questa realtà «non serve agitare il principio della certezza della pena a meno che non si voglia adottare la logica brigatista del colpirne uno per educarne cento».
I parlamentari di An, tuttavia, non retrocedono. «Non confondiamo l'indulto o il cosiddetto indultino con il condono fiscale. Siamo seri - ha replicato Cardiello - Ribadisco la necessità di porsi il problema di detenuti che vivono in condizioni disumane. Ma, sono anche certo che per un senso di giustizia, il cittadino onesto vuole che la pena comminata venga espiata. Altrimenti, qualcuno mi dovrebbe spiegare che senso avrebbe fare i processi».

Data: 
Sabato, 4 January, 2003
Autore: 
Fonte: 
IL GAZZETTINO
Stampa e regime: 
Condividi/salva