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Capezzone: «Si può votare in due giorni»

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ROMA
Capezzone, è soddisfatto? Anche Gianfranco Fini ha ammorbidito la propria posizione, lasciando sull'indulto libertà di coscienza ai deputati di Alleanza nazionale. Lei però aveva precedentemente sostenuto che i voti di quel partito non sono indispensabili.
«Noi radicali questa battaglia l'abbiamo combattuta fino in fondo. A onor del vero va detta di Fini una cosa positiva: già prima dell'intervista a «Famiglia Cristiana» aveva espresso la propria contrarietà, ma dicendosi favorevole a che il Parlamento giungesse a un voto. Una posizione seria. Mentre sono da evitare i comportamenti ostruzionistici volti proprio ad impedire che si arrivi a un voto».
Quindi tutto tranquillo. Potete interrompere gli scioperi della fame.
«Neanche per sogno. Continuiamo e continueremo. C'è un gran parlare di Lega e Alleanza Nazionale, ma lo schieramento di forze favorevoli è amplissimo. Si arriva all'80 per cento del Parlamento. Se c'è la volontà, si arriva all'approvazione in due giorni. Ma, finché non si passa ai fatti, noi non molliamo».
Procedura d'urgenza come per la Cirami?
«Procedura urgentissima come per il finanziamento pubblico dei partiti. Io dico sempre che Mastella quest'estate ha fatto uno sciopero della fame di sole 7 ore perché allo scoccare dell'ora settima la legge era già al Quirinale per la firma. Questo è un paese che ha votato al 90 per cento per referendum l'abolizione del finanziamento pubblico. Il Parlamento non ha avuto remore a reintrodurlo in mezza giornata, peggiorandolo. Non è possibile che ci siano crisi di coscienza sull'indulto».
Lei che resistenze vede?
«Lega e An giocano la carta della presumibile contrarietà dell'opinione pubblica. Credo che facciano male i propri conti, perché il popolo di centrodestra è garantista. Io ricordo le file di elettori di Alleanza Nazionale per firmare i nostri referendum. Per non parlare della posizione della destra sociale sull'indulto. Del resto, lo stesso Fini dice sempre che Alleanza nazionale non è una caserma».
E la sinistra? Pecorella dice che parte della Margherita nicchia...
«A sinistra c'è il giochino del "più uno". Vedo grandi manovre tra chi è a favore dell'indulto e contro l'indultino, e chi preferisce l'indultino all'indulto... Un marasma. Il rischio è che si metta a tacere tutto. Invece, poche storie: si vada subito alle urne sull'indulto. Se non ci sono i voti, solo in quel caso si passa all'indultino».
Che magari invece sarebbe varato al primo colpo. Lei è contrario all'indultino?
«No. Io sono tra i primi sostenitori della Boemi-Pisapia. Però ritengo giusto un voto su entrambe le cose. Ma proceduralmente si deve passare prima dall'indulto, e i due terzi dei voti secondo me ci sono. Sennò subito dopo sospensione della pena. La Boemi-Pisapia. Anche qui, non lo ricorda nessuno ma nella precedente legislatura, quando durante il Giubileo il Papa chiese l'indulto, fu l'unico nostro senatore a presentare una serie di disegni di legge che andavano in quella direzione. Lo presero tutti per pazzo».
ant. ram.

Data: 
Lunedì, 30 December, 2002
Autore: 
Fonte: 
LA STAMPA
Stampa e regime: 
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