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PASTICCIO ELETTORALE FRIULANO

Testo: 

di LUCA MEZZETTI

Il procedimento di formazione della legge regionale sulla forma di governo e sul sistema elettorale ha assunto risvolti paradossali e grotteschi.
Il consiglio regionale è stato investito dalla legge costituzionale n. 2 del 2001, al pari dei consigli regionali delle altre Regioni a statuto speciale, della potestà di regolare con un atto normativo proprio della regione, in deroga allo statuto, l'assetto interno della medesima. La stessa legge costituzionale ha stabilito che, fino all'entrata in vigore della legge regionale sulla forma di governo, il sistema di elezione del presidente della giunta regionale sarà di tipo diretto, con il ricorso quindi al modello del presidenzialismo.

In altri termini, se il consiglio regionale riuscirà ad approvare la nuova legge elettorale prima delle prossime elezioni politiche regionali, potrà scegliere altre forme di governo e diversi sistemi elettorali, altrimenti si applicherà l'elezione diretta del presidente della Regione da parte del corpo elettorale accompagnata dal Mattarellum quanto a sistema elettorale.

Il consiglio ha dapprima prodotto una bozza di legge sulla forma di governo ed elettorale, approvata in commissione, che - piena di strafalcioni, errori giuridici, incongruenze, lacune e imperfezioni che sarebbe impossibile riportare e commentare qui nella loro interezza - optava a favore di una forma di governo (di fatto parlamentare) basata sull'elezione consiliare del presidente della giunta, tuttavia "indicato" nella scheda elettorale, accompagnata da un sistema elettorale di ispirazione presidenzialistica basato sulla forte gratifica della coalizione vincente attraverso il riconoscimento di un sostanzioso premio di maggioranza.
Si trattava di un tentativo, inaccettabile a partire dai profili strettamente tecnico-giuridici, di conciliare i vantaggi del parlamentarismo e quelli del presidenzialismo.

Dalla seconda bozza partorita dalla commissione consiliare incaricata della redazione del progetto della legge sono scomparsi alcuni degli obbrobri giuridici che infioravano la prima versione (nella quale - a mero titolo di esempio - non veniva neppure previsto l'obbligo del candidato-presidente di presentare in consiglio il proprio programma politico ai fini della investitura fiduciaria), anche se viene riprodotto il "pacchetto" che già caratterizzava il progetto di legge antecedente.
Porte chiuse dunque al presidenzialismo e all'elezione diretta del presidente della giunta, porte chiuse alla possibilità per il corpo elettorale di esprimere, una volta tanto, in modo diretto la propria volontà e di incidere attraverso la propria opzione politica sui destini e sullo sviluppo della propria regione.
Ciò anche se sondaggi recentemente condotti ci fanno sapere che gli elettori sono largamente favorevoli all'elezione diretta del presidente della Regione e le stesse forze politiche di maggioranza sono percorse al loro interno da tentazioni presidenzialiste di un certo spessore.

L'ultima (per ora) puntata della telenovela consiste nella preannunciata discussione (e probabile decisione) del problema in margine al prossimo vertice italo-tedesco di Trieste, dove i rappresentanti della maggioranza si incontreranno per sbrogliare il bandolo della matassa. La forma di governo e il sistema elettorale regionale si decidono quindi a Roma (o, meglio, a Trieste, ma da parte delle segreterie politiche centrali), alla faccia dell'autonomia, della specialità, del decentramento e di altri principi di questo tipo. Ma, soprattutto, la forma di governo e il sistema elettorale regionale vengono decisi sopra la testa dei friulani e infischiandosene della loro volontà, delle loro aspettative, delle loro necessità.

Se c'è un popolo che ha dimostrato alla collettività nazionale e al mondo, in modo inequivocabile, di volere e potere incidere sui propri destini e di sapere imprimere una svolta determinante allo sviluppo economico, sociale e culturale del proprio territorio, quello è il popolo friulano, che - senza dimenticarci di altre dimostrazioni che ha fornito - ha saputo risollevarsi presto e bene dalla catastrofe del terremoto e ha saputo trasformare la regione da zona, nel passato, con uno dei tassi più alti di emigrazione a zona di immigrazione e di creazione di lavoro e opportunità di crescita, fino a farla divenire una delle regioni più ricche, operose e sviluppate d'Italia.
A questo popolo il presidenzialismo serve perché forma di governo presidenziale significa direzione politica salda, unitaria e omogenea all'interno della regione, significa rappresentanza ferma e compatta degli interessi regionali nei confronti di altre regioni (il Veneto in primo luogo), significa rappresentanza univoca degli interessi regionali in ambito comunitario e nei confronti di enti omologhi di altri Stati con i quali la regione già coopera o è destinata a instaurare rapporti di collaborazione.

A questo punto, c'è solo da sperare che Berlusconi e soci mostrino pollice verso nei confronti del progetto di legge in discussione al consiglio regionale e che i lavori del medesimo rallentino fino a rendere impossibile il varo della legge secondo i contenuti che oggi la caratterizzano e la sua applicazione alle prossime elezioni politiche regionali. In questo caso, come si è ricordato, scatterebbero il meccanismo dell'elezione diretta del presidente della giunta e le ulteriori conseguenze giuridiche previste dalla legge costituzionale n. 2 del 2001. Viene da dire, una volta tanto, forza Berlusconi.
Luca Mezzetti

Data: 
Martedì, 5 March, 2002
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO - Regione
Stampa e regime: 
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