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Sergio D´Elia: «Il popolo delle carceri non può più aspettare»

Testo: 

Intervista al presidente di "Nessuno tocchi Caino". Lettera dei Radicali italiani a Casini: «Una data certa per il voto»
di Angela Azzaro

Davanti a un Parlamento che promette mari e monti sull'indulto e, poi, vota leggi giustizialiste sul 41 bis, indignati, hanno detto di no e da più dieci giorni fanno lo sciopero della fame. Sono il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, la presidente, Rita Bernardini, e Sergio D'Elia di "Nessuno tocchi Caino", che ieri hanno accompagnato la loro protesta con una lettera al presidente della Camera, Pierferdinando Casini. Non chiedono che i deputati dicano sì a tutti costi, chiedono però che non salti, per l'ennesima volta, il voto sull'indulto. In gioco le condizioni di vita di decine di migliaia di detenuti. Nella lettera la richiesta è chiara: la riunione dei capigruppo della Camera che si riunisce oggi stabilisca che la discussione inizi e si concluda, con una decisione, entro gennaio. La seconda richiesta è che la commissione Giustizia voti entro Natale la legge Buemi-Pisapia, che ieri ha fatto un passo avanti in commissione Giustizia con l'approvazione del testo base. E' con questo spirito che i radicali accolgono il monito di Ciampi sulla clemenza: secondo loro il presidente della Repubblica non dovrebbe parlare su tutto, almeno che non ricorra al messaggio alle Camere. Il messaggio del cittadino Ciampi è però benvenuto.
«La nostra decisione - spiega D'Elia a proposito dello sciopero della fame - nasce da uno scandalo. Da due anni e mezzo almeno, c'è un dibattito nel paese, sui giornali e nello stesso Parlamento, sull'indulto e ancora non si è votato».

Non vi interessa quindi fare pressioni sull'esito del voto, quanto il fatto che si arrivi presto a una decisione?

E' questo lo scandalo. Non tanto il fatto che si dica sì o no, ma che davanti alle condizioni disumane in cui vivono almeno diecimila detenuti, alla loro attesa per una decisione che li riguarda direttamente, non si voti. Lì si lascia così ad aspettare.

Come mai tanta mancanza di responsabilità da parte di un pezzo consistente del Parlamento?

Quando si è fatta una campagna elettorale incentrata sull'argomento demagogico della sicurezza e della certezza della pena, è poi difficile tornare indietro. Si badi bene che questo discorso vale sia per la destra che per il centrosinistra: accanto al cartellone di Berlusconi che inneggiava alla sicurezza, c'era quello di Rutelli.

Nel merito della questione qual è la vostra posizione?

Se pensiamo a quelle che sono, oggi, le condizioni carcerarie, penso che parlare di indulto sia un "errore". Da oltre dieci anni, decine di migliaia di persone non capiscono il senso della loro pena, costrette come sono a vivere in modo disumano, degradante. Per loro più che di indulto si dovrebbe parlare di un vero e proprio risarcimento. Se potessero lavorare in carcere, studiare, avere la possibilità di socializzare, se si potesse applicare la legge penitenziaria, si potrebbe allora capire. Oggi la situazione è molto diversa e mancano le condizioni per applicare la stessa legge Gozzini.

Ci sono buone speranze che si cambi registro?

Il Parlamento finora ha mandato segnali di tipo giustizialista, forcaiolo. L'ultimo atto è stato da parte della Camera la stabilizzazione del 41 bis e la sua estensione ad altri reati oltre quello mafioso. A prescindere dal fatto se uno sia d'accordo o meno che si debba applicare un regime differenziato, si dovrebbe andare a vedere in che modo è stato fatto in questi dieci anni. Si vedrebbe come il 41 bis è stato applicato fuori dalle regole di uno Stato di diritto, a partire dal potere attribuito al ministro - cui spetta la decisione se sottoporre un detenuto a questo regime - e non invece, come dovrebbe essere, a un giudice. Potere del ministro confermato dalla nuova legge. Ma è stato applicato anche fuori dal rispetto della vita umana. Il carcere, oggi, vive tutto nell'illegalità, ma con alcuni settori che sono davvero gironi infernali. A completare il quadro, la modifica in peggio della Gozzini.

Visto un quadro così scuro, quali speranze ci sono che effettivamente la situazione si sblocchi.

Basta la volontà politica di farlo. I detenuti a Natale non vanno in vacanza. Oltre trecento hanno aderito al nostro sciopero della fame. Spero che molti altri lo facciano in questi giorni. Intanto ieri è venuto un primo segnale con il voto positivo in commissione giustizia sulla legge Pisapia-Buemi. Entro gennaio si compia un fatto parlamentare decisivo sul mondo abbandonato delle carceri.

Data: 
Giovedì, 19 December, 2002
Autore: 
Fonte: 
LIBERAZIONE
Stampa e regime: 
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