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Castelli apre sull´indulto

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Il ministro della Giustizia abbandona ogni tatticismo e sposa la linea di Casini: "Serve un voto in tempi rapidi del Parlamento". L'Ulivo applaude, Lega spiazzata. Veto di An: "Il quorum non si aggira".

ROMA - Sull'indulto il ministero della Giustizia è "pronto a fare la sua parte". Il Guardasigilli Castelli apre le porte a un provvedimento di clemenza in favore dei detenuti. Lo fa alcuni giorni dopo la decisa presa di posizione del presidente della Camera Casini che in visita a San Vittore aveva rassicurato sulla volontà del Parlamento di votare in tempi rapidi un provvedimento sfolla-carceri. Una presa di posizione che viene accolta con favore anche dal centrosinistra, e che invece spiazza il Carroccio.
Come Casini, anche Castelli sceglie una casa circondariale, quella di Pordenone, per invertire la rotta sulla clemenza ai detenuti. Nell'annunciare che a breve partiranno i lavori per la costruzione del nuovo istituto di pena della Destra Tagliamento, Castelli lascia infatti cadere le molte perplessità, sue e della Lega, a favore di quel gesto di pietà per i carcerati che anche il Pontefice aveva invocato durante la sua storica visita a Montecitorio. Anche se in tarda serata dà un parziale smentita: "A scanso di equivoci - avverte - voglio precisare che la mia posizione sull'indulto e sui provvedimenti di clemenza non è cambiata. Oggi ho semplicemente espresso il mio auspicio affinché la materia sia affrontata in tempi brevi dal Parlamento, sia per uscire da una situazione di incertezza con una parola definitiva, sia affinché le Camere si possano finalmente occupare delle importanti riforme che giacciono da troppo tempo nelle commissione".

Ma durante la visita non manca l'occasione per fare polemica, e per lanciare una battuta di dubbio gusto nei confronti dei militanti radicali in sciopero della fame, che lo attendevano all'entrata del penitenziario: "Non vi vedo particolarmente sofferenti - ha detto loro il Guardasigilli - dovreste mangiare un po' meno."
Se il ministro spiega di volersi rimettere alle decisioni dell'aula ("Vedremo che cosa il Parlamento deciderà"), prende anche atto della ineluttabilità di un provvedimento che a tutt'oggi continua a dividere a livello parlamentare il Polo, incontrando i veti di diversi esponenti del Carroccio e di tutto lo stato maggiore di An, sintetizzati dal capogruppo alla Camera del partito di Fini, Ignazio la Russa: "Tutti, da Buemi e Pisapia a Violante, sembrano affannarsi nel cercare soluzioni per aggirare la norma costituzionale che prevede una maggioranza parlamentare qualificata per l'indulto e l'amnistia - commenta - Ma non credo sia questa la via migliore per dare risposte all'emergenza carceraria. Finora ho visto solo proposte che cercano di far passare atti di perdonismo dalla finestra, senza pagare il dazio del quorum dei due terzi previsto dalla Carta fondamentale della Repubblica, che si vorrebbe trattare da straccetto".
Al no secco e senza appello per l'indultino, La russa però aggiunge la disponibilità a discutere: "Preferiremmo - dichiara - sederci intorno ad un tavolo e valutare con tutti quali interventi si possano introdurre per garantire migliori condizioni di vita ai detenuti, con la costruzione di nuovi penitenziari, con una maggiore velocità dei processi, e la conseguente diminuzione della carcerazione preventiva, e con il più facile ricorso ai riti e alle pene alternativi".
Ma Castelli sembra ormai essersi convinto di voler attendere un pronunciamento dell'Assemblea. E chiede sull'indulto ''di votarlo in tempi rapidi" perché in Parlamento "giacciono numerose leggi di riforma che il governo ha presentato, che sono molto importanti, e che il Paese attende". "La questione dell'indulto va avanti da molto tempo - prosegue il Guardasigilli - Bisogna risolverla perché giustamente i detenuti ci chiedono, con sacrosanto diritto, che venga sciolto questo dilemma che per loro è molto importante. Vorrei però - ha concluso con una punta di polemica - che sull'argomento ci fosse un voto palese e non segreto. In modo che ogni parlamentare si assuma davanti al Paese e davanti ai propri elettori le responsabilità del caso. Ma sarà il Parlamento a decidere, non certo io".
"L'apertura del ministro Castelli - commenta Marco Boato, presidente del Gruppo misto a Montecitorio - è un fatto molto positivo, perché manifesta in questa dichiarazione un'urgenza maggiore del passato e ribadisce che la materia è competenza assoluta delle Camere''. Ma anche dalla maggioranza la novità viene appresa con soddisfazione, come dimostra Gaetano Pecorella (Fi), presidente della commissione Giustizia alla Camera: "Fino ad ora il Guardasigilli e la Lega Nord su questo tema si erano attestati in una posizione di totale chiusura. Se oggi Castelli chiede che sull'indulto ci sia una decisione parlamentare rapida, allora siamo in presenza di un fatto degno di nota".
Ma la Lega prende ancora tempo. Lo dimostra la dichiarazione del capogruppo del Carroccio alla Camera Alessandro Cè, che vuole mettere le parole di Castelli sotto una luce diversa: "L'appello di oggi è legato al fatto - spiega - che negli ultimi mesi gran parte del confronto parlamentare si è concentrata sul tema dell'indulto. A questo punto - insiste Cè - il Guardasigilli non ha bisogno che nessuno gli tolga le castagne dal fuoco e dice: la situazione carceraria è sotto controllo, ma il Parlamento può pronunciarsi su questo tema per evitare che si finisca con il discuterne all'infinito". La Lega, comunque, resta contraria: "Non siamo favorevoli né all'indulto né all'indultino - conclude Cè - che è ancora peggio perché serve solo ad aggirare la Costituzione".

Data: 
Lunedì, 16 December, 2002
Autore: 
Fonte: 
WWW.ILNUOVO.IT
Stampa e regime: 
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