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Fermate l'infibulazione

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di Gianna Fregonara

BRUXELLES - Saranno simbolicamente davanti al Parlamento Europeo, questa mattina, per parlare delle storie di tutte quelle vittime-bambine - oltre due milioni all'anno secondo l'Organizzazione mondiale della sanità - destinate dall'ignoranza e dalla tradizione a subire la mutilazione degli organi genitali. E' un'altra delle tappe della campagna internazionale «stop female genital mutilation» ( www.stopfgm.or ) che viaggia tra Africa ed Europa per sensibilizzare e combattere una delle violazioni dei diritti umani più diffuse. Sono almeno 28 i Paesi africani, più altri asiatici come lo Yemen e l'Indonesia, in cui la pratica della mutilazione genitale femminile è la normalità: tutte le donne della Guinea, il 90 per cento delle ragazze eritree, il 97 per cento di quelle egiziane subiscono tra i sei e gli otto anni questa mutilazione.
«Una umiliazione - come la definisce Bogaletch Gebre, il primo professore donna dell'Università di Addis Abeba, che a sei anni ha subito l'operazione - che ha il proposito di privarti della capacità di vivere una vita con i sensi intatti, che ti porta ad essere quello che in certi Paesi è la normalità: una schiava».
Come lei sono almeno 130 milioni le donne che da bambine sono state operate, in condizioni sanitarie inesistenti e spesso mortali, dalle vecchie del villaggio, obbligate dalla loro famiglia, per poter essere poi date in moglie. E proprio oggi, che dei diritti umani si celebra la giornata mondiale, le associazioni più impegnate in questa battaglia, «Aidos», «Non c'è pace senza giustizia» e «Tamwa» che raggruppa le giornaliste della Tanzania, si danno appuntamento a Bruxelles per fare il punto, lanciare un appello internazionale - che si può firmare sul sito Internet - e presentare la prossima iniziativa: un seminario legislativo, che si terrà tra aprile e maggio probabilmente ad Addis Abeba, per aiutare governi e parlamenti a trovare mezzi e idee per convincere i loro Paesi a cambiare.
A discutere di tutto questo oggi ci saranno parlamentari europee, la First Lady del Burkina Faso Chantal Compaoré ed Edna Adan Ismail, ministro della Famiglia e dello sviluppo sociale della Somalia, Emma Bonino e la commissaria europea agli affari sociali Anna Diamantopoulou. «Dobbiamo essere creative - spiega Emma Bonino - per trovare soluzioni politiche accettabili. Qualche risultato l'abbiamo ottenuto». Come per esempio il riconoscimento del diritto di asilo, in Francia, per le donne in fuga dall'infibulazione. In Italia la situazione, spiega Emma Bonino, «è ancora confusa: non sappiamo neppure quante sono le donne delle comunità africane che hanno subito questa violazione».

Data: 
Martedì, 10 December, 2002
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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