You are here

Silvio Viale rompiscatole di talento

Testo: 

di VERA SCHIAVAZZI

"Avere Silvio Viale insieme è una tragedia. Ma averlo contro è peggio". La battuta ha almeno 25 anni, ma la dice lunga sul carattere e sulla tenacia di un 'bastian contrario'. Oggi, il ginecologo torinese è l'uomo del momento: dopo più di un anno di battaglie, ha strappato il "sì" alla sperimentazione, la prima in Italia, dell'aborto farmacologico. Eppure, Viale detto "Silvietto" non è abituato a vincere, anzi.
Nervoso, prolisso, instancabile, una di quelle persone che mangiano poco e dormono meno e hanno sempre voglia di discutere, il medico della pillola abortiva ha 45 anni e arriva da una famiglia cuneese. "I miei erano prima marghé, pastori, poi a Torino sono diventati lattai... E io sono stato il primo a laurearmi". A metà degli anni Settanta, mentre studia al liceo scientifico, si avvicina a "Lotta Continua" che nel frattempo sta per concludere la sua storia.
E' di quegli anni un slogan surreale coniato per lui da Mimmo Calopresti : "Spacciatore di fontina, la tua fine si avvicina". Nel 1977, Viale viene indagato e processato per l'assalto alla sede dalla Cisnal avvenuto nello stesso giorno del rogo dell'"Angelo Azzurro". Verrà assolto ma, ricorda, "tra latitanza, carcere e obblighi domiciliari se ne andarono tre anni della mia vita". Nell'86 la laurea e la scelta di specializzarsi in ginecologia, dopo anni di battaglie in favore dell'aborto, dell'eutanasia, dell'antiproibizionismo: Viale ama gli 'scandali', e gli scandali amano lui.
Giovane medico, lavorerà prima in un servizio per le tossicodipendenze poi in una miriade di ospedali di provincia, per approdare infine al "Martini" e quattro anni fa al "Sant'Anna". Nel frattempo, si è sposato con Sandra, una biologa graziosa, silenziosa e paziente (i due hanno una figlia di 7 anni) ed è approdato ai Verdi. Nel 1993 viene eletto consigliere comunale del Sole che ride, carica che ricoprirà per 8 anni, quelli della prima e della seconda giunta Castellani. Il sindacoingegnere e più in generale la sua maggioranza mal sopportano quel giovanotto rompiscatole e controcorrente che un giorno fa arrabbiare il cardinale proponendo di togliere il crocifisso dalla Sala Rossa, un altro distribuisce mangime per canarini fingendo che si tratti di cannabis, un terzo imbarazza tutti con un ordine del giorno in favore della "dolce morte".
Per i suoi colleghi di consiglio, Viale è un tormentone, croce e delizia di sedute altrimenti sonnacchiose, avversario temibile quando invece si devono prendere decisioni importanti che lui non condivide e alle quali oppone un ostruzionismo basato sulla resistenza fisica e sulla capacità di parlare fino allo sfinimento.
Nel 2001, al momento di scegliere se continuare o meno una carriera politica che per il ragazzo venuto da Cuneo non ha mai rappresentato un'alternativa alla professione, l'ennesimo colpo di scena: abbandona il centrosinistra e si candida sotto le bandiere radicali di Marco Pannella a sindaco della città.
Spiega che i cattolici hanno troppo peso all'interno dell'Ulivo e che lui non può più conviverci, facendo, probabilmente, tirare un sospiro di sollievo a molti ex alleati. Ma non solo, com'era prevedibile, non diventa sindaco, ma non raggiunge neppure i voti necessari a tornare come consigliere in Sala Rossa.
Non ci piange su, e si getta a tempo pieno nelle sue 'altre' passioni: ancora l'eutanasia (è membro di 'Exit', nonché consigliere scientifico dell'associazione) e l'aborto, appunto. Trascina colleghi più autorevoli nell'avventura del Ru486 e non si dà per vinto fino a quando il 'suo' protocollo, più volte ritoccato, non ottiene il via libera. Felice? "Sono soddisfatto soprattutto di aver ridato dignità ad un tema, l'aborto, che rischiava di perderla, di finire nel dimenticatoio...".

Data: 
Mercoledì, 30 October, 2002
Autore: 
Fonte: 
LA REPUBBLICA - Torino
Stampa e regime: 
Condividi/salva