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I regali di stato e i conti dei radicali

Testo: 

"Una fase iniziale di forte riduzione dei costi e di rilancio della gamma dei prodotti", con "l'obiettivo di riposizionare l'azienda sul mercato e rilanciare la domanda".
Ieri, durante il colloquio con il ministro delle Attività Produttive Antonio Marzano, l'amministratore delegato della Fiat Gabriele Galateri non ha parlato esplicitamente di "tagli", ma ha chiesto al governo di porre "attenzione all'impatto occupazionale". Un modo diplomatico per dire: se non ci aiutate, la crisi scoppierà in mano anche a voi.
Il ricatto non è nuovo. Sono anni che lo stato tappa i buchi dell'azienda di Torino. Dal Financial Times, intanto, arriva un giudizio secco sulla gestione Fiat. Banchieri e analisti finanziari dicono che i "tagli" dovevano essere fatti molto tempo fa. Dicono anche che forse è troppo tardi per evitare che la Fiat "diventi una filiale della General Motors".
"L'azienda soffre da anni di un eccesso di capacità produttiva e di organico. Erano abituati ad acquisire una leva politica mantenendo i posti di lavoro al Sud. Adesso le perdite sono troppo grandi per giustificare questa pratica".
Un'analisi spietata fatte su basi risapute. Due settimane fa i radicali hanno reso noto uno studio nel quale calcolavano i soldi gettati dallo stato nel calderone di casa Agnelli. 6.372.929.914 ore di cassa integrazione guadagni straordinaria, erogate dal primo gennaio 1977 al 28 febbraio 2002, - si legge nella relazione scritta da Michele De Lucia, dirigente di Radicali Italiani, - sono costate allo Stato 238.000 miliardi di lire, ovvero circa 120 miliardi di euro e non hanno contribuito a salvare nemmeno un posto di lavoro. Speriamo che il governo abbia sotto'occhio questa relazione.

Cristina Missiroli

Data: 
Mercoledì, 9 October, 2002
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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