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SCUOLA, AMBIENTE E ART. 18. Referendum, le firme depositate in Cassazione. Ma dai radicali è polemica

Testo: 

L'iter si è concluso ieri mattina, quando sono state consegnate in Cassazione le firme per sei quesiti referendari: estensione dell' articolo 18, libertà sindacale, scuola pubblica, elettrosmog, inceneritori e sicurezza alimentare. E ci sono voluti tre furgoni per scaricare tutti gli scatoloni con le firme, per ogni quesito ben oltre le 500 mila necessarie secondo il comitato organizzatore. Che dai Verdi al Prc alla componente di sinistra della Cgil esulta, attirandosi tuttavia le roventi polemiche dei radicali che in risposta hanno costituito subito un comitato per il «No».
Ma andiamo con ordine. «Dopo tante proteste e girotondi, ora i cittadini possono avere la possibilità di votare contro le leggi vergognose del Governo e per tutelare salute, ambiente e diritti»: così il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio. Che rilancia: «Il referendum è uno strumento democratico che consente di opporsi alle leggi vergognose ed indecenti che questo Governo ha approvato o si prepara ad approvare: dalle rogatorie al legittimo sospetto al conflitto di interessi». E soddisfazione della componente della Cgil «Lavoro società - Cambiare rotta» per il successo dell'iniziativa referendaria sull'articolo 18 è stata espressa dal segretario confederale Cgil, Gian Paolo Patta.
Già, la Cgil sulla quale si appuntano subito le sollecitazioni di Rifondazione: «L'articolo 18 - afferma il deputato Alfonso Gianni - si difende estendendolo e credo che su questa strada potrebbe seguirci anche la Cgil. Non potendosi fare un referendum abrogativo entro breve, infatti, il nostro quesito è l'unica arma possibile per contrastare le politiche del Governo».
Ma dai radicali è arrivato appunto un «no» secco. E nel giorno in cui il comitato promotore dei quesiti deposita le firme in Cassazione, la bocciatura appare senza appello in particolare per i referendum sul mercato del lavoro, che «non danno più diritti, tolgono libertà e rendono più difficile l'opportunità di assumere». «Se un bar, un negozio, o una bottega a conduzione familiare intende assumere un ragazzo perchè ha bisogno di un lavoratore in più - sostiene il segretario dei Radicali Daniele Capezzone - se passasse il referendum sull'articolo 18 questa assunzione si trasformerebbe in un matrimonio senza possibilità di divorzio». E ancora: «Quando proponemmo qualche anno fa i nostri referendum sulla materia - ricorda il segretario dei Radicali - la sinistra ci boicottò e Berlusconi disse che erano referendum comunisti. Ora - aggiunge - i referendum comunisti sono arrivati per davvero». Capezzone sottolinea che il suo partito si è «battuto perchè Rifondazione e gli altri raccogliessero le firme. Così come ci auguriamo che la Cassazione dia giudizio di legittimità».
«Ma da adesso - ha aggiunto la presidente del partito Rita Bernardini - è necessario che si apra un anno di dibattito, di confronto-scontro ed è importante che sul tema ci sia un ampia discussione e i cittadini vengano informati». Il comitato per il «no» ai referendum, coordinato da Michele De Lucia, è composto da Giuliano Cazzola, Benedetto Della Vedova, Giuseppe Pennisi, Luigi Castiglione e Giuseppe Stolfa.

Data: 
Sabato, 10 August, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL MATTINO
Stampa e regime: 
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