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PASOLINI COME PADRE PIO

Testo: 

UN SANTO LAICO, CITATO DA TUTTI

IL nome di Pier Paolo Pasolini si riaffaccia nei discorsi degli uomini politici. Domenica ne hanno parlato in due, tra loro molto differenti: Marco Pannella e Sergio Cofferati.
Il primo, impegnato nel digiuno di protesta, parla di se stesso e dei radicali attraverso una citazione: «Come diceva Pasolini, abbiamo frequentato gli angoli più oscuri, non abbiamo paura di niente, di puttane e fascisti».
Cofferati, a Reggio Emilia, ricorda i dimostranti uccisi nel luglio del 1960 dalla polizia di Scelba, ed è più attento alla retorica delle parole che non a quella dei gesti estremi, come il leader radicale. Il segretario della Cgil riporta una lunga frase del poeta su Vie Nuove, il settimanale comunista dove negli anni Sessanta Pasolini teneva una rubrica di posta con i lettori: «Abbiamo un potente mezzo di lotta, la forza della ragione, con la coerenza e la resistenza fisica e morale che essa dà. Con essa dobbiamo lottare senza perdere un colpo. I nostri avversari sono criticamente e razionalmente tanto deboli quanto sono poliziescamente forti, ma non potranno mentire in eterno. Dovranno pur rispondere prima o poi alla ragione con la ragione, alle idee con le idee, al sentimento col sentimento. E allora taceranno. Il loro castello di ricatti, violenza, menzogne crollerà».
Sono due riferimenti che ben esprimono due delle principali facce dello scrittore: il polemista che usa le grandi armi della retorica e nell'anno dell'uccisione dei ragazzi comunisti fa appello alla ragione; l'altro è lo scrittore corsaro che conosce bene quello che accade al corpo vivo dell'Italia perché, a differenza dei colleghi letterati, la sera lascia la scrivania e la macchina da scrivere e, come mister Hyde, s'immerge nelle periferie romane alla ricerca di ragazzi di vita.
Cofferati, che è stato probabilmente da giovane un lettore di Vie Nuove, sceglie il Pasolini della passione civile, lo scrittore che non conosce ancora la disperazione esistenziale e umana dei primi anni Settanta, quella che precede l'eccidio delle culture particolari, la mutazione antropologica, la trasformazione del popolo delle periferie e delle borgate, povero ma dignitoso, nella massa piccolo-borghese dell'Italia neocapitalista.
Pannella, che di Pasolini è stato un compagno di strada importante, come mostrano gli articoli raccolti negli Scritti corsari e in Lettere luterane, ha maggior consuetudine con lo scrittore dell'impurità, delle provocazioni sul fascismo degli antifascisti, sull'indistinzione fisica tra i giovani di destra e di sinistra, il Pasolini antirazionalista, isolato e polemico, voce che urla nel deserto dei suoi due ultimi anni di vita.
Pasolini è diventato un'icona della laicità, in un processo progressivo di santificazione che ricorda, per certi tratti quello di Padre Pio: risponde a un bisogno di parole di verità, di scandalo, di incoerente coerenza, tutti aspetti che sembrano scomparsi dal paesaggio intellettuale e culturale italiano. Comunque la si pensi su di lui, Pasolini ha gettato il suo corpo nella lotta, ha espresso una fisicità che invece le parole e i gesti degli intellettuali e degli scrittori occultano. Sovente per pudore, più spesso per mancanza di coraggio.

Data: 
Martedì, 9 July, 2002
Autore: 
Fonte: 
LA STAMPA
Stampa e regime: 
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