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Il caso Reibman

Testo: 

Ma Yasha Reibman è stato picchiato perché ebreo o perché radicale? La domanda non è un semplice espediente retorico. Il 20 settembre 2000 un ebreo (il professor Marsiglia) denunciava di essere stato aggredito a Verona dai naziskin, e la notizia è stata per giorni nei titoli di tutti i telegiornali e sulle prime pagine di tutti i giornali, con speciali di Santoro, Biagi e company. Qualche giorno dopo si scoprì che non era vero niente, che il professore si era inventato tutto perché temeva di essere licenziato avendo fornito falsi titoli al momento dell'assunzione. Meno di due anni dopo tocca al giovane Jasha Reibman, che poche settimane prima, come consigliere comunale radicale, aveva creato scalpore ottenendo dalla giunta di centrodestra l'approvazione di un ordine del giorno sulla sperimentazione della marijuana per usi terapeutici.
Reibman è un bravo medico e sa di cosa parla, e viene chiamato a difendere il suo ben motivato punto di vista al "Maurizio Costanzo", a "Porta a Porta" e a "Primo Piano". I pezzi grossi del centrodestra mettono in piedi la solita crociata antitutto e rinnegano il voto dei loro consiglieri comunali, ma di questo Reibman non si cruccia più di tanto, convinto com'è dell'ineluttabilità del progresso scientifico e del costume. Come radicale va spesso in Israele per spiegare ai politici locali l'idea di Pannella di includere l'unica democrazia del medioriente nella Comunità Europea, dopodiché arrivano le elezioni interne alla comunità ebraica e si candida. Di tutti gli eletti è il quarto. Meglio di lui, di poco, hanno fatto solo la Nirenstein, Lerner, e il milanese Roberto Jarach. Nella circoscrizione Milano-Mantova, nelle votazioni di tre settimane fa, ottiene più di mille voti su 5000 aventi diritto al voto. Poi Reibman va al Gay Pride a difendere le ragioni dei gay e degli israeliani, e viene picchiato.
Trafiletti in cronaca sui giornali (con pochissime eccezioni) e servizi veloci in tv, dove due ebrei dirigono il TG1 e il TG5. Si è polemizzato sul fatto che la notizia avrebbe avuto poco rilievo perché stavolta a picchiare erano stai i "comunisti" e non i naziskin di fantasia di due anni prima, e qualche commentatore si è cimentato nello spiegare le difficoltà della sinistra nel fare i conti con le forti frange antisemite al suo interno. Tutto giusto e tutto importante. Ma per tornare alla domanda iniziale, e se il caso Reibman fosse stato così trascurato perché si tratta "solo" di un radicale, per di più favorevole alla droga, all'omosessualità, e last but not least a Israele? Un'ultima osservazione: il neo-riconfermato presidente della comunità ebraica Amos Luzzatto continua a ritenere che elemento portante della politica mondiale sia la visita, da lui osteggiata, dei rappresentanti italiani del centrodestra in Israele.
Purtroppo Israele ha cose molto più importanti di cui occuparsi di politici italiani che vogliono farsi un viaggio, e di altri politici italiani che quel viaggio non vogliono che si faccia. Il problema però, secondo me, è un altro: non è che i nostri politici di centrodestra vadano tre giorni in Israele e poi tornino, ma che ci vadano e ci rimangano, e in cambio gli israeliani ci mandino un po' dei loro, qualcuno di quei politici che sanno di aver ricevuto un mandato elettorale ben preciso e sanno assumersene le responsabilità, anche a costo dell'impopolarità. No Luzzatto, non ci interessa una gita, ma uno scambio!

Valerio Fioravanti

Data: 
Giovedì, 27 June, 2002
Autore: 
Fonte: 
L´OPINIONE
Stampa e regime: 
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