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L´orgoglio gay sfila in una città blindata

Testo: 

Nel pomeriggio la sfilata, in arrivo migliaia di manifestanti, timori per il corteo dell'ultradestra e il «presidio antifascista» dei centri sociali
Un fiume variopinto, sul palco anche gli omosessuali italiani sposi in Olanda
La scelta di Casarini è contestata da Zan «Così fate il gioco dei provocatori»

PADOVA. Arrivano in gruppo, in coppia, alla spicciolata. Gente variopinta, oppure in completo e cravatta. Uomini che amano altri uomini, donne sensibili al fascino femminile, bisessuali e transgender. Ma anche militanti «etero» di un'arcipelago progressista che nella difesa dei diritti civili scorge la linea del Piave di una sinistra frastornata. Sono il popolo del Padova Pride, sono i protagonisti della sfilata dell'orgoglio omosessuale che nel pomeriggio attraverserà la città del Santo. Stamani il grande afflusso: centinaia le stanze d'albergo prenotate - una cinquantina di gay provenienti da Bari ha già «occupato» un hotel del centro storico issando una bandierina sul balcone - mentre il circuito di accoglienza informale allestito da Arcigay garantisce ampia ospitalità. Tant'è. I promotori incrociano le dita e annunciano diecimila presenze.
Un evento accolto con sentimenti contrastanti da Padova, dove si intrecciano curiosità e solidarietà civile, imbarazzo e malcelata ostilità. Polemiche e tensioni non sono mancate, anzi agitano le stesse ore della vigilia. Il questore Rodolfo Poli - dopo aver vietato ai manifestanti di Forza Nuova l'accesso all'area del Santo - ha negato l'autorizzazione al corteo «antifascista» indetto dai centri sociali.
Ma i seguaci di Luca Casarini confermano un presidio pomeridiano in piazzale Pontecorvo: «Ci saremo» dichiara il pedrino Max Gallob «e faremo di tutto per rovinare il palcoscenico ai neonazisti. Concedendo all'estrema destra violenta il permesso di sfilare in un giorno dedicato ai diritti e alla libertà, questura e amministrazione comunale hanno compiuto una scelta gravissima: in caso di incidenti la responsabilità ricadrà esclusivamente su di loro». Così, sembra cadere nel vuoto l'appello unitario rivolto ai «disobbedienti» No Global da Alessandro Zan: «Non cadete nella provocazione degli estremisti, sfilate al nostro fianco, non regalate i riflettori a Forza Nuova scendendo sul suo terreno, quello dello scontro e dell'intolleranza» aveva auspicato il portavoce del Pride, preoccupato dai rischi di deriva violenta. Tant'è: la sortita di Casarini - dettata, secondo molti, dalla volontà di conquistare «visibilità» in una giornata cruciale, marcando la differenza "movimentista" rispetto alla sinistra istituzionale - ha suscitato critiche e malumori. In seno all'Arcigay, anzitutto, dove è evidente il malumore.
Ma anche il Fuori!, storica organizzazione gay, denuncia «Le minacce e gli attacchi al libero e pacifico svolgimento del Pride compiuti congiuntamente da Forza Nuova e dai Centri sociali, che mirano a stravolgere per fini speculativi una gioiosa e pacifica manifestazione popolare». E la censura ribadita dai Gaylib, il movimento dei gay liberali e di centrodestra, convinto che «Estrema destra e "disobbedienti" concepiscono la giornata dell'orgoglio omosessuale come un'occasione per mettere in mostra gli estremismi cari a entrambi».
E FN? Il segretario veneto, Paolo Caratossidis, smentisce ogni intento aggressivo - «Non saremo noi a provocare guai» - ma qualche timore suscita l'arrivo dei «duri» romani guidati dal leader nazionale Roberto Fiore. E certo non rasserena gli animi l'annunciata presenza in piazza del Veneto Fronte Skinhead, che in una nota farnetica di «indecenti offese ed esibizioni perverse».
Le adesioni al Pride, in compenso, si moltiplicano. A cominciare dalla Quercia, il partito di Zan schierato ora in favore dei matrimoni gay: la delegazione sarà guidata da Cesare Damiano e comprenderà la "triade" diessina Ruzzante-Naccarato-Zanonato. Mobilitata la Sinistra giovanile, con centinaia di militanti provenienti da tutte le regioni del Nord. Così come i Comunisti e i Verdi - arriveranno gli ex ministri Diliberto e Pecoraro Scanio - nonché Rifondazione con la presidente di Arcilesbica Titti De Simone, Emma Bonino e i radicali, l'Unione degli studenti e Legambiente, Aics e Amnesty International. Quest'ultima, in un documento, ricorda le numerose violazioni di diritti umani cui sono soggetti gli omosessuali di tutto il mondo: «In almeno settanta Paesi» sostiene l'associazione «l'"essere se stessi" costituisce ancora un reato punibile col carcere o addirittura con la pena di morte». «Pesante» il sostegno Cgil: il maggior sindacato italiano garantirà il servizio d'ordine della sfilata, sguinzagliando cento attivisti nei punti «caldi» del percorso.
Definiti, infine, i dettagli della "scaletta" di interventi che - dal palco di piazza Insurrezione - concluderanno il Pride 2002. Dopo il saluto dei portavoce, Alessandro Zan e Giovanna Camertoni, prenderà la parola Elena Derigo, madre di un ragazzo gay, che racconterà la sua esperienza umana e civile. Poi, microfono alla coppia omosessuale recentemente unita in matrimonio in Olanda: Antonio Garullo e Mario Ottocento, due artisti di Latina simbolo della "nuova frontiera" dei gay italiani. Quindi Mara Siclari, transessuale e sindacalista della Camera del Lavoro di Venezia, seguita da Simonetta Brizzi, una giovane donna vittima di discriminazioni sul luogo del lavoro perché lesbica. E il gran finale? Non sarà riservato a un volto noto ma alle parole di un semplice cittadino gay privo dell'udito; un sordo, sì. Testimonial di una duplice «diversità» che non cede alla discriminazione.

Data: 
Sabato, 8 June, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL MATTINO DI PADOVA
Stampa e regime: 
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