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Regioni, scontro sull'elezione diretta

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I presidenti dei consigli: stop al bonapartismo. I governatori: i cittadini vogliono sceglierci
di CORRADO GIUSTINIANI

ROMA - Da una parte Enzo Ghigo, "governatore" del Piemonte: «Ai cittadini piace eleggere direttamente il presidente della loro Regione, e vogliono continuare a farlo in futuro». Dall'altra Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale della Toscana: «L'elezione diretta non è il bonapartismo. I cittadini, alla lunga, rifiutano il dispostismo illuminato, sotto qualunque forma si possa nascondere». Nemmeno sotto gli occhi di Carlo Azeglio Ciampi, il contrasto deflagrato ieri sul palcoscenico del teatro Argentina ha potuto ricomporsi. Ghigo è il presidente della Conferenza dei presidenti di Regione, i cosiddetti governatori, il cui primo interesse è la stabilità di governo. Nencini, invece, è il coordinatore della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali, i quali vogliono continuare ad esercitare un ruolo di controllo e di indirizzo politico sulla giunta.
Su questo contrasto di fondo ha vissuto l'assemblea nazionale degli eletti e delle elette nei consigli regionali, con ben 500 consiglieri convenuti a Roma su poco più di mille usciti dalle urne in tutta Italia. La legge a cui si faceva riferimento è la numero 1 del 1999, che ha disposto l'elezione diretta del presidente della Regione ma, se così si può dire, in via provvisoria: e cioè sempreché lo statuto regionale non disponga diversamente, come recita l'articolo 122 della Costituzione. L'accusa che i consiglieri fanno alle giunte è proprio questa: di ritardare la predisposizione degli statuti. A dare nuova miccia al dibattito sono stati i casi di due regioni, il Friuli Venezia Giulia e la Calabria. Nonchè due sondaggi d'opinione, diffusi proprio ieri, a lavori in corso.
Il Friuli si è dato una nuova legge elettorale: il cittadino può indicare il nome del presidente della Regione, ma deve essere poi il Consiglio regionale a confermarlo (o, evidentemente, a deciderne un altro). La Calabria prevede invece, in una proposta di legge ancora non divenuta operativa, che l'elezione del presidente sia diretta, ma che se poi il "governatore" per una qualche ragione si dimette, non si debbano rifare le elezioni, come invece accade oggi: il Consiglio regionale resta in carica ed elegge un nuovo presidente. Il primo sondaggio ad essere diffuso, all'ora di pranzo, è quello dell'Abacus, commissionato da Riccardo Illy, ex sindaco di Trieste, parlamentare ed esponente del centrosinistra. E rivela che l'elezione diretta dei presidenti piace agli elettori delle 15 regioni a statuto ordinario. Il 56 per cento del campione risponde infatti che il sistema garantisce un governo stabile, il 29 no, il 16 non lo sa. Ma perché proprio Illy ha finanziato il sondaggio? Si dice che l'imprenditore del caffè voglia proporre un referendum abrogativo della legge e candidarsi alla presidenza del Friuli per elezione diretta, sfuttando la sua popolarità e la stima della gente.
Il secondo sondaggio, eseguito dall'Istituto Cirm e commissionato dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni, dà un risultato ancora più netto. In 2500 interviste rappresentative della popolazione, ben l'88 per cento della popolazione esprime il proprio gradimento in merito all'elezione diretta (nel 1998, alla stessa domanda aveva risposto sì il 75 per cento).
La conferenza dei Consigli regionali respinge questi risultati: «E' davvero strano - afferma Attilio Fontana, presidente del Consiglio regionale della Lombardia - Noi abbiamo condotto un sondaggio analogo e il 75 per cento si è espresso contro l'elezione diretta». E Nencini, davanti al Capo dello Stato, rincara la dose: «Io i soldi del sondaggio non voglio nemmeno spenderli. Se chiedo al cittadino: vuoi un uomo solo al comando? Oppure: vuoi un uomo che si appoggi ad altri uomini? sono sicuro che vince la seconda risposta».
La chiusura dell'assemblea degli eletti, però, faceva bene sperare. Ghigo ripeteva, come in mattinata, il suo triplice invito: «Dialoghiamo, dialoghiamo, dialoghiamo». Nencini lo invitava a fare come Vieri e Totti, a tirare tutti e due nella stessa porta. Ed Enrico La loggia, ministro per gli affari regionali, intervenuo dopo Cossiga, Buttiglion e Gasparri in mattinata, e Giorgio Napolitano nel pomeriggio, annunciava la raggiunta intesa istituzionale fra governo, presidenti delle Regioni e delle province, sindaci, per graduare nel tempo i tresferimenti di competenze alle regioni.

Data: 
Venerdì, 7 June, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL MESSAGGERO
Stampa e regime: 
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