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L´ETERNO GIOCOLIERE

Testo: 

di Filippo Ceccarelli

Con rispetto parlando, Pannella li ha fregati. Tutti. Ancora una volta. E saranno trent'anni che se li gioca, mettendosi in gioco lui stesso, nel grande e drammatico gioco dello spettacolo politico che soltanto i grandi giocolieri - che tanto più sono grandi perché più temerari giocatori - sono capaci di allestire.
«A questo punto - scrisse Indro Montanelli all'inizio di uno dei tantissimi digiuni - o Pannella muore, o è un politico morto». Volle aggiungere un altro sublime scettico, Leonardo Sciascia, dopo che il leader radicale aveva tenuto sulla corda per giorni e giorni partiti, istituzioni, giornali e televisioni: «A forza di cavalcare la tigre degli scioperi della fame, ora Pannella è arrivato al punto che o ammazza la tigre e se la mangia, o scende e si fa mangiare».
Né l'una né l'altra, in realtà. Come s'è visto ieri sera nell'ora di massimo ascolto - come ti sbagli: l'ora delle famiglie e del pubblico meno smagato - la tigre dell'audience, dei riflettori e della ribalta televisiva era proprio lui. Ancora lui, di nuovo lui, Pannella, e contro ogni ragionevole previsione, anzi come una sorpresa andata in onda da chissà dove, comunque da lontano perché in tv Pannella non esisteva più, era finito, oscurato, morto.
C'erano anche ragioni obiettive, tecniche per così dire. Il piccolo schermo non prova senzi di colpa; la video-politica è anzi cannibale, ha bisogno di carne fresca. «Non si può replicare a tempo indeterminato sempre pretendendo la stessa attenzione»: questo gli aveva detto, con qualche buonsenso, Maurizio Costanzo.
Solo che era il 1977, e guarda caso proprio da Costanzo, ieri sera, cioè 25 anni dopo, Pannella ha concluso trionfalmente, e quindi con lacrime, e voce rotta, e vallette plaudenti, e passaggio di immagini urologico-raccapriccianti, e vassoi d'acqua fresca, e soprattutto una telefonata giunta in diretta dal vertice della Repubblica, questa sua tipica "performance" che lo reimpone, ad alto impatto, come il più straordinario e longevo mattatore della scena pubblica. E magari anche - perché no? - di una democrazia che vive oggi non più solo di norme e principi, ma anche di uomini e rappresentazioni.
Il presidente Ciampi ha avuto coraggio a chiamarlo, ma a suo modo è stata anche una scelta avveduta, e un gesto di speranza. Per i suoi quattro predecessori al Quirinale, da Leone in poi, Pannella è sempre stato il più angoscioso rompiscatole, una grana pregiudiziale e vivente, una fonte continua di minacce, strattoni, contorsioni e ribaltamenti. Eppure avvicinarlo, anzi andargli incontro e chiedergli di smettere, in nome della sua stessa vita, è stato un segno di umiltà che al dunque rafforza le istituzioni.
Per il resto, dopo quel che si è visto, tutti gli altri politici sono di colpo sembrati illusionisti, imbonitori, protettori e provocatori dilettanti. La vera domenica è stata di Pannella perché ogni vero spettacolo non si sa mai come va a finire.

Data: 
Lunedì, 22 April, 2002
Autore: 
Fonte: 
LA STAMPA
Stampa e regime: 
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