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SE LO STATO E' DI ROVESCIO

Testo: 

Il valore del diritto e la sfida di Pannella
di ANGELO PANEBIANCO

Marco Pannella è al sesto giorno di digiuno totale, della fame e della sete, e la sua vita è ormai appesa a un filo. La ragione di questa azione estrema è il vulnus arrecato alla nostra democrazia costituzionale dalla non volontà del Parlamento, che si protrae da diciassette mesi, di eleggere i due giudici mancanti della Corte Costituzionale.
Questa inerzia ha già procurato, fino a pochi giorni fa nell'indifferenza generale, grave nocumento alla funzionalità dell'organo preposto al controllo di costituzionalità delle leggi, l'organo che (insieme al presidente della Repubblica) ha il compito di «custode della Costituzione».
Molti vedono una terribile sproporzione fra la posta in gioco e il rischio di morte che corre Pannella, malato di cuore. Siamo in fondo abbastanza disincantati per non concedere alla nostra Corte Costituzionale il rispetto che l'America tributa alla sua Corte Suprema. Un'azione estrema, dunque, quella di Pannella in difesa di cose - la Costituzione, il diritto calpestato - che, apparentemente, non sono vissute come veri valori nemmeno dalla classe dirigente. Del resto, il comportamento del Parlamento è stato rivelatore. A nome del Paese che rappresenta, con la sua lunga inazione, ha di fatto dichiarato: che importa, in fondo, a noi italiani, se un obbligo costituzionale viene disatteso?
Pannella si arrabbia se qualcuno attribuisce valore «simbolico» alle sue azioni. Ha ragione. Ciò non toglie che la sproporzione da tanti sentita fra il mezzo scelto e il fine da raggiungere riveli qualcosa di profondo, che va al di là del problema di un sia pur grave vulnus costituzionale.
Lo si capisce se si legge la dichiarazione di 300 detenuti solidali con Pannella: «Assistiamo sbalorditi all'indifferenza della società e delle Istituzioni di fronte alla mancata applicazione di quanto è sancito dalla Costituzione». Hanno poi aggiunto: «Per questo siamo disorientati nel comprendere la nostra punizione». Che cosa significa? Significa che qui qualcuno si erge a difesa di qualcosa il cui valore è incomprensibile per i più perché da tempo non esiste più: lo Stato di diritto, la certezza della legge. A un recente convegno ho sentito un giurista lamentare il rischio che il governo Berlusconi fa correre allo «Stato di diritto». Ridicolo. Quale rischio volete che corra una cosa che non esiste più da tempo, sotterrata tanti decenni fa? Che cosa era l'ideale dello Stato di diritto? Era l'ideale di una libertà garantita dalla certezza delle leggi, che a sua volta assicurava la prevedibilità del potere. L'ideale di un sistema basato su poche, durevoli leggi (generali e astratte), in linea di principio da tutti conosciute. Era l'ideale di un sistema in cui il giudice fosse la bouche de la loi , l'imparziale bocca della legge. Di quell'ideale, nella nostra storia nazionale, realizzammo assai poco. Ma anche quel «poco» è da tempo scomparso. Seppellito dall'alluvione legislativa, dal caos normativo, dalla irreversibile banalizzazione della legge. Talché, non esiste specialista che non si metta a ridere se sente oggi parlare di «certezza del diritto». Certo, i professori di diritto (quasi tutti), i magistrati, gli avvocati, continuano a parlarne in pubblico come se lo Stato di diritto fosse tuttora vivente. Ne dipende la loro legittimazione professionale.
Ma la verità è un'altra. Assistiamo così al paradosso di una società che parla continuamente il linguaggio del diritto, che si appella alle leggi, in una fase in cui il «diritto» è crollato agli ultimi posti nella gerarchia dei valori collettivi. Cosicché le leggi, costituzionali o ordinarie, sono ormai, nella vita pubblica, solo armi politiche che i «bianchi» usano contro i «neri», e viceversa. Mentre, nella vita quotidiana degli italiani, si presentano, per lo più, sotto la forma di provvedimenti giudiziari casuali, incomprensibili, imprevedibili. In ciò consiste il dramma di cui Pannella si è fatto interprete: nell'affermazione del valore di qualcosa, il diritto, che quasi nessuno sente più come tale, comprese quelle «aristocrazie dello spirito» che, a parole, sostengono il contrario.

Data: 
Domenica, 21 April, 2002
Autore: 
Fonte: 
CORRIERE DELLA SERA
Stampa e regime: 
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