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Marco beve pipì, noi siamo nella merda

Testo: 

Ci sono gesti guitti che insegnano a ragionare: appello al capo dello Stato

La scena è impressionante. L'abbiamo vista al Tg3 di ieri sera e non abbiamo nessuna voglia di ghignare. Pannella in sciopero della sete e ai limiti della resistenza ha bevuto il suo liquido, la sua pipì, dicendo che vuole vivere ancora ventiquattr'ore, e "viva la verità". E noi siamo nella merda.
Certi gesti guitti hanno un contenuto morale superiore a qualunque protesta compassata, a qualunque gesto politicamente contegnoso. Pannella non è un qualunque ragazzo di bottega in cerca di scandali. E' uno degli uomini più conosciuti di questo paese, e per ragioni forti. Ha aiutato l'Italia a essere quella che è, sul versante delle riforme e della modernità. Ha dato gratuite battaglie di cui tutti abbiamo fruito come regali, come vantaggio sull'arretratezza e sugli sfregi dello status quo; ha formulato proposte decisive per la vita civile, realizzandone i contenuti. Lo si può certo detestare, lo si può considerare un ricattatore morale, lo si può dimenticare e cancellare dal panorama sazio di un paese opulento in cui abbondano benefit di governo e d'opposizione per chi abbia lo stomaco di dimenticare alcune vere questioni di legalità, come lo scandalo della mancata elezione dei giudici costituzionali. Ma a che prezzo cancelliamo Pannella dalla vita pubblica e, forse, dalla vita in genere?
Presidente Ciampi, rifletta. Noi non siamo tra coloro che le tirano la giacca, crediamo nel suo naturale rispetto per le regole, sappiamo che non è facile trattare con l'intrattabilità del vecchio leone radicale che chiede almeno un suo messaggio alle Camere. Ma Pannella ha un rango e un'età venerabili, e difende il suo posto di battaglia, quella specie di apostolato laico che tutti gli riconoscono come missione ormai da decenni, con la grinta di un ragazzo. Se lo fa, non è per "attirare l'attenzione su di sé", imperdonabile volgarità soltanto a pensarla. Rischia, presidente Ciampi. Pannella rischia la vita e intitola il suo rischio alla vita della verità e della legalità in cui crede.
Si dice, caro presidente, che c'è sproporzione tra la cosa e il mezzo da lui scelto per affermarla. Può essere così, ma la sproporzione va letta anche nella direzione opposta: ma davvero ci possiamo consentire il lusso di non rispondere all'appello di un uomo che si mette così liberamente e drammaticamente a rischio?

Data: 
Sabato, 20 April, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL FOGLIO
Stampa e regime: 
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