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INTERVISTA CON DANIELE CAPEZZONE, SEGRETARIO DEL PARTITO «Legalità, la sfida dei Radicali»

Testo: 

Che cosa è successo a Ginevra?
«Che davanti alla commissione diritti umani ho preso la parola per denunciare la situazione critica di un Paese occidentale, l'Italia. Perché dove altro accade che una Corte costituzionale abbia impedito 45 referendum su 89? Dove altro accade che il risultato dei referendum venga stravolto da parte del Parlamento? Dove altro accade che vi sia, in un caso da 16 mesi e in un altro da 10, la mancanza di plenum alla Consulta e alla Camera? Per questo Marco Pannella inizierà uno sciopero della sete nel fine settimana». Difficile interrompere Daniele Capezzone, segretario dei radicali, che ieri pomeriggio ha parlato davanti alla commissione Onu.
Va bene, ma a Ginevra, oltre a questo, è successo anche altro: Pannella ha ripreso la guida del partito.
«Esiste il soggetto politico dei radicali italiani, che hanno raccolto il testimone dalle Liste Pannella e Bonino e che hanno già fatto una loro scelta: lottare a fondo per creare in Italia le condizioni per un dibattito politico-democratico e per poter continuare a fare scelte di legalità e non violenza. Il Partito radicale transnazionale, dopo molti anni, ha deciso di tenere il suo congresso a Ginevra e di affidarsi alla sua risorsa più straordinaria, Marco Pannella, per poter aprire in pochi mesi una stagione di lotta per affermare i diritti umani, compresi quelli civili e politici. La nostra lotta mira a far comprendere che anche nei Paesi occidentali molte cose non funzionano nel reale cammino delle democrazie».
Perché la scelta insolita di un congresso in due puntate?
«L'obiettivo è costruire le condizioni per una grande seconda fase che possa, a novembre, salutare il rilancio di un soggetto politico che ha ambizioni così straordinarie. Questo spiega anche la presenza quantomai necessaria di Marco Pannella».
In Italia come pensate di risalire la china? Dall'8,5 per cento delle Europee del '99 siete passati a zero parlamentari, dopo le politiche del 2001.
«Nel '99, per poter parlare al Paese noi radicali fummo costretti a spendere 50 miliardi di lire. Vendemmo il nostro patrimonio per far sapere agli italiani che era possibile votare per Pannella ed Emma Bonino. La risposta fu straordinaria. Alle politiche si è impedito materialmente ai cittadini persino di conoscere la nostra esistenza».
Siete sicuri che lo strumento del referendum, su cui avete fondato la vostra identità politica, abbia ancora una grande presa?
«Gli italiani sanno che è proprio attraverso i referendum che, in questo Paese, si sono fatte le conquiste civili. Sono i partiti ad avere il terrore dei referendum, perché sanno che i cittadini così possono decidere senza mediazioni né diktat».
La crisi della sinistra e i tormentoni sulla mancanza di un leader, che qualcuno vorrebbe fosse Cofferati: com'è tutto questo visto dalla parte dei radicali?
«Vorrei che i cittadini sapessero tre cose: quel Cofferati che grida contro l'abolizione dell'art.18 è lo stesso che per sé lo ha già abolito; i tre sindacati maggiori si portano a casa ogni anno, tra finanziamenti e iscrizioni ancora percepite con trattenute in busta paga, 3500 miliardi di lire senza bilancio; i partiti in tre anni hanno avuto 770 miliardi di finanziamento pubblico, sulla base di una legge scritta da tesorieri di tutti i partiti, tranne noi».

MARIA PAOLA MILANESIO

Data: 
Martedì, 9 April, 2002
Autore: 
Fonte: 
IL MATTINO
Stampa e regime: 
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