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I radicali chiedono a Mosca la verità su Antonio Russo

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Roma. In collegamento radiofonico da Bruxelles, Marco Pannella si rammarica di dover tornare, seppure virtualmente, a contemplare l'ambasciata russa, un luogo davanti al quale negli anni Sessanta e Settanta abbiamo soggiornato a lungo?. Ma tornare lì deve, il 16 ottobre 2001, dice Pannella. Perché un anno fa in Georgia, nei pressi di Tbilisi, è stato ucciso Antonio Russo, "radicale giornalista", come lo chiama Massimo Bordin, il direttore di Radio Radicale a cui anni Antonio Russo si era presentato per proporsi come corrispondente di guerra. Biglietto da visita, una frase: "Non sono legato ai cattolici né alla sinistra, dove lo trovate uno così"?. E "uno così" l'avevano preso subito. Uno che, continua Pannella, si elevava dalla palude del giornalismo italiano?. Un giornalista "irregolare" che, dopo i massacri attorno ai Grandi laghi africani, dopo Pristina sotto le bombe, stava raccontando il genocidio nazi-comunista in Cecenia?, come ricorda il segretario dei radicali Daniele Capezzone, dal banchetto in mezzo a via Gaeta da dove le finestre (chiuse) dell'ambasciata russa si vedono davvero. Sono lì per questo, i radicali, per far parlare quello che la mamma di Antonio Russo, presente via telefono, chiama "il popolo senza voce". Anche Pannella accusa i media silenti: "Sulla Cecenia ci fornisce informazioni quasi soltanto Adriano Sofri dal carcere. E pensare che anche il grande corrispondente di guerra Ettore Mo, seppure sulla soglia della pensione, sarebbe stato felice di andarci, ma niente, il mondo dell'informazione non parla volentieri di Cecenia, Tibet e Cina, luoghi dove i diritti umani sono violati. Cose che non riguardano, pare, i marciatori di pace di Assisi, e che non riguardavano i manifestanti di Genova?. A un anno dalla morte di Antonio Russo, dicono i radicali, sulle carte dei magistrati italiani e georgiani non è ancora comparso il nome di un colpevole, nonostante più di un indizio porti ai servizi segreti di Vladimir Putin. Chi ha trafugato e perché, ci si chiede, il materiale che Russo teneva nella cantina del suo appartamento a Tbilisi? Capezzone fa notare che proprio nei giorni in cui Antonio veniva catturato e ucciso, la delegazione russa all'Onu combatteva la sua battaglia contro il Partito radicale transnazionale chiedendone l'espulsione con l'accusa di narcotraffico e terrorismo. Antonio, tra l?altro, stava raccogliendo prove per scagionare il partito. E mentre le sue corrispondenze ci facevano conoscere le sofferenze dei profughi ceceni, la candidatura di Emma Bonino alla presidenza dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati veniva affossata. Nonostante tutto, l'"insetto" radicale, continua oggi a chiedere che sia fatta giustizia?. Se i radicali vedono le finestre chiuse dell'ambasciata, non si sa invece se quelli dall'ambasciata vedano i cartelloni degli uomini e donne sandwich che intimano "giù le mani dalla Georgia?, chiedendo ?verità su Antonio Russo? e ?libertà per i ceceni?. Nessuno spioncino si apre mentre Nikolai Khramov, membro del Partito radicale transnazionale, urla: ?Sono cittadino russo ma la guerra in Cecenia è una vergogna per il mio paese?. Tornare all?ambasciata si deve, insomma, nonostante la Russia faccia parte della ?santa alleanza? anti-terrorismo. ?Sono i benvenuti, ma non vorrei che questo fosse un modo per avere le mani libere in Cecenia?. Anche il presidente dei radicali Luca Coscioni ha lo stesso timore: ?Con l?ingresso nella ?santa alleanza? Putin potrà lavare in casa propria i panni sporchi della guerra in Cecenia, quei massacri di civili che Antonio documentava?. Nel ricordo di Coscioni, Russo ?è un uomo con la U maiuscola, e anche un credente, anche se non legato agli ambienti cattolici, con un gran sorriso e un crocifisso sempre al collo, che mai diventava arma contundente". Olivier Dupuis, segretario del Partito radicale transnazionale, torna sul triste mistero internazionale. "Manca la volontà di indagare, di capire cosa è successo davvero. Qualche settimana dopo la morte di Antonio, a Tbilisi, è stato trovato il corpo di Jan Robrillard, membro della missione Osce in Georgia. Gli inquirenti lo danno morto di morte accidentale. Risulta però che i due si conoscessero. Non si vuole approfondire. Qui c'è complicità tra il peggio dell'Europa occidentale e il peggio della Russia di oggi".

Data: 
Mercoledì, 17 October, 2001
Autore: 
Fonte: 
IL FOGLIO
Stampa e regime: 
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