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VERSO IL VOTO IN FVG - In Regione poli divisi tra il sì e l'astensione

Testo: 

I Ds: andare alle urne è scelta di civiltà. I cattolici: sulla vita nessun referendum possibile

UDINE. Sí o astensione: sembra essersi ridotta a queste due possibilità la scelta del mondo politico regionale a pochi giorni dal referendum sulla procreazione assistita. Pur con molte differenze di valutazione, il fronte di coloro che intendono andare alle urne per depositare 4 no sembra essersi via via ridotto. I sostenitori della legge sulla procreazione assistita, infatti, puntano all'astensione e al mancato raggiungimento del quorum, convinti che il referendum non sia lo strumento corretto per questioni di questa delicatezza.
Il fronte del sí. La situazione più definita è quella del fronte del sì, con diverse forze politiche del centro sinistra che hanno dato chiaramente indicazione di voto, come Rc, comunisti Italiani, Verdi, e Ds. «Il referendum è un momento importante per la maturazione etica e culturale del nostro paese - ha detto il segretario regionale ds Carlo Pegorer -. Non è uno scontro fra laici e cattolici, è invece l'occasione per dare all'Italia regole in tema di procreazione medicalmente, tutelando la salute della madre e dei bambini. L'astensione è legittima - ha aggiunto -, ma la scelta di votare appare più consona a un paese maturo e civile». «Questo è un referendum in cui votare convintamente sí - ha detto Igor Canciani capogruppo di Rc -, se si vuole garantire che la fecondazione medicalmente assistita sia una libera scelta, e assicurare la libertà nella ricerca».
Anche l'esponente dei Cittadini per il Presidente, Maria Teresa Bassa Poropat, voterà 4 sì: «Avevo qualche dubbio sul quesito sulla fecondazione eterologa, pensando ai bambini che attendono di essere adottati, ma poi mi sono convinta. Il gruppo ha lasciato libertà di coscienza». Più sfumate le posizioni nella Margherita: «Personalmente voterò tre sì e un no, sulla fecondazione eterologa - ha detto il capogruppo Cristiano Degano -. Pur essendo d'accordo sul fatto che le leggi si devono fare in Parlamento e non con i referendum, ritengo che un numero consistente di sì, che si raggiunga il quorum o meno, indurrà il Parlamento a rimettere mano alla legge e a migliorarla».
«Questa è una legge anacronistica che ha dei profili paternalistici, - dice Gianfranco Leonarduzzi, esponente del partito Radicale artefice della campagna referendaria - e soprattutto contiene dei precetti religiosi, in uno stato che dovrebbe invece essere laico. Si tratta di una normativa che crea confusione in tutto il sistema, e che otterrà il solo effetto di provocare sofferenze alle donne e alle famiglie che vogliono avere un figlio, e di spingere le coppie ad andare all'estero».
Il no e gli astensionisti: Roberto Molinaro dell'Udc non andrà a votare perché «convinto che il tema della vita e della sua tutela non possa essere messo ai voti in questo modo. Abbiamo una legge, applichiamola e vediamo se occorrono delle modifiche». Sulla stessa linea anche Giovanni Collino, senatore di An, che ritiene la legge 40 «un primo passo importate in una materia così complessa». An ha lasciato libertà di coscienza, ma in regione la maggioranza del partito sembra orientata per l'astensione, come conferma anche il capogruppo Luca Ciriani: «Questa legge, anche se perfettibile, pone dei criteri a un settore precedentemente dominato dall'anarchia. E' giusto farla entrare in vigore».
Il capogruppo di Forza Italia, Isidoro Gottardo, annuncia che si asterrà: «È una scelta politica, oltre che morale, pienamente consapevole». Per l'astensione è anche la Lega, che con Fulvio Follegot sottolinea come «questi temi vadano affrontati dal Parlamento».
Alessandro Martegani

Data: 
Giovedì, 9 June, 2005
Autore: 
Fonte: 
MESSAGGERO VENETO
Stampa e regime: 
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