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Fecondazione assistita proibire è antisociale

Testo: 

di Marco Gentili*

Ci sono due errori che con una certa superficialità è possibile fare in questa campagna referendaria. Il primo è che la vittoria dei sì sia scontata perché i sondaggi lo danno largamente vincente, mentre sappiamo bene che il vero problema sarà il superamento del quorum del 50%; il secondo è che quest'ultimo sia irraggiungibile. Ma quando i mezzi di informazione si mettono in moto, come questa volta, e le forze politiche sono determinate a scendere in campo, si passa quasi sempre a percentuali prossime al quorum, come è già successo in passato per le tornate referendarie del 1995 e del 1999. Oggi, pur essendo ancora lontani dal referendum e senza che il governo abbia ancora fissato la data esatta del suo svolgimento, il primo dei quotidiani nazionali ha già distribuito un libretto di duecento pagine sul tema della fecondazione assistita, mentre l'ultimo dei mensili locali ha già diffuso un «dossier speciale referendum» di dodici pagine.

Questo tralasciando alcune trasmissioni televisive di grande ascolto, senza le quali con molta probabilità non saremmo riusciti nemmeno a raccogliere le firme, e l'uscita nelle librerie di saggi e monografie sull'argomento. La stessa campagna astensionista, a ben vedere, presenta dei tratti originali se si pensa che il comitato «Scienza e Vita» ha pubblicizzato la sua costituzione con l'acquisto di pagine sui principali quotidiani nazionali per la «modica» cifra di un miliardo di vecchie lire, che autorevoli appelli di alti prelati della Chiesa cattolica sono stati diffusi senza risparmio di energie e che è palese un'intensa attività di base nelle parrocchie su questi temi. Una campagna a dir poco singolare perché di norma, per i promotori dell'astensione, meno si parla e meglio è.

Oggi invece si sceglie di dare grande risalto alla opzione astensionista e la si sostiene con una campagna all'americana, per la semplice ragione che se i sondaggi tra un mese confermeranno che il quorum è abbordabile, come credo, questa indicazione sarà immediatamente tramutata in una massiccia campagna per la conferma della legge 40/2004. Diversamente, adottando una strategia di basso profilo, sarebbe stato impossibile, o meglio sarebbe stato troppo tardi, tramutare il silenzio in sostegno al no all'abrogazione. Ma veniamo a bomba e ai temi più controversi.

Fecondazione eterologa. La legge fa espresso divieto di ricorrere all'uso di gameti (spermatozoi o ovociti) esterni alla coppia. Immaginate il caso di una donna che - d'accordo con il partner azoospermico (privo cioè degli spermatozoi) - decida responsabilmente di utilizzare il seme di un donatore. Con le norme attuali si trova di fronte tre possibilità: rinunciare al desiderio di maternità, andare all'estero dove la fecondazione eterologa è consentita, oppure cercarsi un altro partner (fertile). Le stesse considerazioni valgono per l'uomo legato affettivamente a una donna privata della possibilità di produrre ovociti (per menopausa precoce all'età di trent'anni, per la mancanza congenita di ovaie funzionanti, per una sterilizzazione chemioterapica a seguito di un tumore...).

Libertà di ricerca scientifica. La legge vieta la ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni prodotti dalla tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma), se le finalità diagnostiche e terapeutiche che si propone non sono in grado di tutelare la salute e lo sviluppo dell'embrione. Ciò significa che la semplice diagnosi preimpianto di una malattia genetica non è consentita, in quanto non è possibile associarvi una terapia in grado di tutelare, poi, la salute dell'embrione studiato. In altri termini, poiché non possediamo la capacità di modificare geneticamente un embrione affetto, ad esempio, dal Morbo di Cooley, è vietata qualunque analisi in grado di saperlo prima che si impianti.

Clonazione terapeutica. La legge fa espresso divieto di effettuare qualunque tipo di clonazione, anche se indirizzata alla produzione di cellule staminali mediante la tecnica del trasferimento nucleare. Le cellule totipotenti che si ottengono intorno al quinto giorno dall'avvenuta fecondazione, prima ancora dell'impianto in utero, rappresentano una fonte preziosissima di studio e ricerca scientifica. La comprensione dei meccanismi biologici che le regolano potrebbe consentire nuove strategie terapeutiche per il trattamento dei tumori, del diabete, dell'Alzheimer, del Parkinson... e dunque problemi che affliggono tutte le famiglie italiane (circa 12.000.000 di cittadini secondo alcune stime).

Congelamento degli embrioni. La legge vieta il congelamento degli embrioni prodotti con le tecniche di Pma. Ciò significa da un lato obbligare la donna a ripetere più cicli di trattamento in caso di un primo insuccesso (non avendo embrioni crioconservati da utilizzare per un nuovo tentativo di impianto, dovrà produrne di nuovi ripetendo tutte le fasi del ciclo precedente) e dall'altro ridurre le probabilità di successo per ogni singolo tentativo (non potendo congelare alcun embrione in soprannumero si dovrà necessariamente ridurre il numero di quelli prodotti e ciò contrasta con le linee guida delle Società scientifiche internazionali nel caso di soggetti in età più avanzata).

Diritti dell'embrione. La legge introduce per la prima volta il concetto che il concepito (termine ambiguo e non definito né dal punto di vista scientifico, né giuridico) è soggetto di diritto con pari dignità rispetto alla coppia dei futuri genitori. Da questa enunciazione derivano tutte le anomalie di una norma che in teoria si propone di favorire la soluzione di problemi riproduttivi ma nei fatti elabora una serie di divieti che si oppongono alla buona pratica medica e alla libertà della ricerca scientifica.

Legalizzare o proibire? Sulla procreazione medicalmente assistita - come sugli Ogm, gli organismi geneticamente modificati, o sulla droga, e come in passato per l'aborto o il divorzio - la tentazione del legislatore è sempre quella di intervenire pesantemente nei fenomeni sociali con divieti rigidi nella illusoria speranza di poterli meglio controllare. In realtà è proprio questo atteggiamento proibizionista che peggiora la situazione dando via libera a caos, mercato nero e criminalità. Oggi più che mai, o almeno in una società di tipo democratico occidentale, è indispensabile legalizzare questi fenomeni per poterli veramente controllare.

* direttore del sito http://www.radicalifvg.it

Data: 
Giovedì, 24 March, 2005
Autore: 
Fonte: 
IL PICCOLO
Stampa e regime: 
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