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L'intervista. Emma Bonino: «Combattiamo la pena di morte ma con l’Iran si deve dialogare»

Testo: 

Iran o Stati Uniti non importa. «La pena di morte è sempre inaccettabile». L’impiccagione di Rehyaneh non diventi «un alibi per impedire il dialogo con Teheran». Per l’ex ministro degli Esteri e storica militante radicale dei diritti umani, Emma Bonino, «dolore e indignazione» per l’uccisione della 26enne iraniana devono “rafforzare l’impegno per la moratoria sulla pena di morte in tutto il mondo”, senza ostacolare il negoziato con l’Iran in vista della scadenza del 24 novembre (accordo sul nucleare a Ginevra). Reduce da Teheran con il Council on Foreign Relations, è stata lei la prima capo-diplomazia occidentale a cogliere l’opportunità della vittoria dei riformisti di Rohani.
Quali conseguenze trarre da questa impiccagione?
«L’orrore dev’essere di stimolo all’impegno per la moratoria ottenuto nel 2007 e portato avanti soprattutto da Nessuno tocchi Caino. A dicembre ci sarà una nuova risoluzione all’Onu per aumentare il numero dei Paesi che la applicano. Il caso di Rehyaneh dimostra come questa campagna sia viva e necessaria. Quest’ultimo orrore non deve cancellare le altre esecuzioni di cui si sa meno. Non importa che siano alleati come gli Usa o avversari, democratici o no. Il trend è positivo, sono sempre di meno i Paesi che eseguono le condanne, ma rimane un gruppo dall’Iran alla Cina, dallo Yemen all’Arabia Saudita e agli Stati Uniti, dov’è in corso un grande dibattito per le iniezioni letali sbagliate, e a parte gli irriducibili ci sono Paesi come il Giappone che hanno ricominciato le esecuzioni».
Mette Stati Uniti e Iran sullo stesso piano?
«In Cina ci sono esecuzioni per reati amministrativi come la corruzione. In Arabia Saudita per adulterio. A Singapore per droga. Ognuno pretende che i suoi reati siano più gravi. Negli Usa l’esame del Dna ha svelato errori giudiziari. Ogni caso è intollerabile».
Ma in Iran vengono anche violati i diritti delle donne.
«Per la mia sensibilità e la mia storia questa uccisione mi colpisce di più, ma non è meno grave né deve sminuire l’orrore per altre esecuzioni. Pure l’errore giudiziario o il condannato che annaspa per decine di minuti non va bene. C’è una violazione dei diritti delle donne nelle lapidazioni per adulterio in Arabia Saudita o nello Yemen. Del caso Rehyaneh avevo parlato in Iran. Ultimamente c’era stato un passo ufficiale del governo italiano e di tutta la Comunità europea. Qualcuno dice che è stato un segnale politico dei conservatori. Io non lo so, non voglio inseguire le dietrologie. Mi preme il tema, anche riguardo ai minori e ai disabili».
L’uccisione di Rehyaneh può incidere nei rapporti con Teheran?
«Non aiuta il dialogo e me ne dispiace moltissimo. Ma non è questo a ostacolare un accordo serio sul nucleare. Questo episodio non deve impedire di andare avanti col dialogo, né questo tema ostacolare i rapporti con l’Iran o altri Paesi che continuano imperterriti con certi sistemi. La pressione per la moratoria va intensificata, ma senza che questo diventi un alibi per non affrontare gli altri temi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Data: 
Domenica, 26 October, 2014
Autore: 
Marco Ventura
Fonte: 
IL MESSAGGERO
Stampa e regime: 
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