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il Satyagraha dei Radicali e il valore della legalità

Testo: 

È in pieno svolgimento il Satyagraha di Natale dei radicali, con visite alle carceri e partecipazione al digiuno di Marco Pannella. Ancora una volta i radicali ci mettono di fronte alle nostre coscienze. La parola Satyagraha, di origine indostana, è composta di due lessi: Satya che significa verità e Agraha che significa insistenza, insistenza sulla verità, dunque.
Questa volta l'insistenza riguarda la verità del carcere, di cui i radicali denunciano la disumanità. La disumanità di cui sono vittime tutti coloro che vivono in quella istituzione, detenuti ed agenti di custodia. Nel momento in cui il carcere è percepito e voluto dalla stragrande maggioranza della collettività come uno strumento di vendetta, di cui è chiesto un utilizzo sempre più intenso, ci vuole il coraggio e la coerenza dei radicali per insistere sulla verità del carcere.
Il tema, ovviamente, si presta ad essere considerato sotto Varie prospettive: quella sociologica, quella criminologica, quella etica, etc. I radicali, tuttavia, non indugiano in prospettive fortemente soggettivistiche, quali quelle appena menzionate, ed insistono sul valore della legalità. Con piena ragione. Il nostro sistema giuridico è fondato su una gerarchia delle fonti, che vede al primo posto la Costituzione repubblicana.
La più bella costituzione del mondo, secondo alcuni. Ebbene, nella nostra Costituzione vi sono due principi espressi con estrema chiarezza. Il primo è quello per il quale la dignità della persona ed il pieno sviluppo della sua personalità devono essere al centro dell'attività della Repubblica, che "riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo" (così l'art. 2).
Il secondo si sostanzia nella affermazione che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato" (art. 27).
Se si tiene conto di tali principi è addirittura banale osservare che l'attuale situazione delle carceri italiane è di palese illegalità, in quanto viola apertamente i principi costituzionali. Quale rispetto della dignità umana e quale rieducazione può esservi in una istituzione strutturata solo per garantire la custodia e nella quale il rispetto della dignità umana e la rieducazione sono affidati all'eroismo degli operatori? In questa dimensione appare evidente che il tema dei metri quadrati disponibili non esaurisce affatto la questione.
Il cuore del messaggio radicale, perciò, non è in un buonismo qualunquista, ma in un richiamo forte al valore tutt'affatto diverso della legalità. Ed è proprio qui che sta il punto. Di legalità si parla spesso di questi tempi, come unico rimedio possibile al malaffare. Ma è un concetto di legalità ridotto al minimo e schiacciato su di una etica priva della capacità di guardare la società nel suo complesso. Il concetto di legalità finisce con l'esaurirsi nella esigenza che chi viola le regole sia punito. La tutela della sua dignità e la sua rieducazione sono inutili orpelli, che non tengono conto della necessità che il crimine sia punito e la società sia difesa.
È una visione della legalità in contrapposizione frontale con la legalità costituzionale, che non solo non contempla, ma addirittura non ammette una prospettiva del genere. L'aspetto più curioso è che questa visione della legalità, che si contrappone alla legalità costituzionale, è portata avanti, con particolare decisione, proprio da coloro che si oppongono a qualsiasi modifica della Costituzione, siccome "la più bella del mondo"!
Sennonché tale prospettiva finisce con l'essere perniciosa sotto più profili. Perché determina il degrado dell'intera società, nel momento in cui accetta e favorisce il degrado dei più deboli. Perché insegna che, se anche lo stato può evitare di rispettare le regole, la legalità si risolve in un mero rapporto di forza. Grazie, dunque, ai radicali, i quali con la loro insistenza sulla verità ci ricordano che il valore della legalità costituzionale si deve collocare al di sopra delle pulsioni dell'opinione pubblica e che, dal suo rispetto nei confronti di tutti, e perciò anche di chi ha violate le regole, dipende la qualità della nostra democrazia.

Data: 
Sabato, 27 December, 2014
Autore: 
Astolfo Di Amato
Fonte: 
Cronache del Garantista
Stampa e regime: 
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