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Centro di documentazione «scheletro senza futuro»

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San Quirino, Stefano Santarossa: «Bloccato dal patto, rimarrà così per decenni» C’è pure il rischio di richieste d’indennizzo dalle imprese per il fermo lavori

SAN QUIRINO «Altro che fiore all’occhiello dell’amministrazione Della Mattia: il futuro Centro di documentazione e catalogazione Magredi rischia di trasformarsi nel peggior esempio di opera incompiuta del Comune di San Quirino». Lo denuncia Stefano Santarossa, consigliere di minoranza per la civica San Quirino cambia, di fronte al cantiere avviato a fine ottobre 2012 all’interno del brolo e fermo da quasi nove mesi. «Nonostante le ripetute richieste rivolte al sindaco in consiglio comunale – lamenta Santarossa – ancora a settembre su quale fosse lo stato di avanzamento dei lavori e la situazione dei pagamenti alla ditta appaltatrice, ad oggi non ho ricevuto risposta». San Quirino Cambia, tra l’altro, è stata l’unica forza in consiglio ad essere stata fin da subito contraria a un’opera così faraonica e alla sua realizzazione nel brolo.
L’opera. Il Centro è tra i progetti finanziati con i fondi regionali destinati all’ex Aster Cellina-Meduna, l’associazione intercomunale di cui facevano parte i Comuni di Cordenons, San Quirino, Zoppola e San Giorgio della Richinvelda. L’intera operazione è seguita dal Comune di Cordenons, in qualità di capofila. Solo il primo lotto prevede un investimento di 2 milioni di euro, di cui un milione e 200 mila di fondi regionali, erogati nel 2009, e 800 mila di fondi del Comune di San Quirino. Il primo lotto funzionale dell’opera doveva essere completato entro il 5 dicembre 2013, ma ad oggi ciò che è stato realizzato di quel mega-progetto è soltanto lo scheletro in cemento armato. A inizio della scorsa estate, il responsabile del procedimento, che fa capo all’ufficio tecnico di Cordenons, ha infatti sospeso i lavori. Il patto di stabilità impediva a Cordenons di liquidare lo stato di avanzamento.
La denuncia. Ad oggi, sul Centro di catalogazione Magredi, destinato a diventare anche il centro culturale di San Quirino grazie alla presenza di sale con funzionalità differenti, pendono numerose incognite. Per Santarossa, l’operazione fa acqua da tutte le parti. «Innanzitutto si è commesso l’errore – dice – di suddividere l’intervento in lotti: questi, secondo la normativa degli appalti pubblici, devono essere funzionali, ossia fruibili indipendentemente dalla realizzazione degli altri, ma per questo Centro così non sarà». C’è poi l’aspetto della copertura finanziaria: non solo c’è il patto di stabilità a creare problemi, ma Santarossa ricorda che «manca anche la parte di copertura finanziaria che spetta al Comune. L’amministrazione aveva detto che vi avrebbe fatto fronte con l’alienazione di edifici di proprietà comunale, tra cui lo stesso ex municipio, che poi è finito nel progetto Ater della piazza». Ultima preoccupazione, il rischio che da parte dell’associazione temporanea di impresa appaltatrice dei lavori, la Cardazzo di Fontanafredda e la Furtecnco di Sacile, possano arrivare richieste di indennizzo a causa del fermo del cantiere. «Lo scheletro in cemento armato – conclude Santarossa – rischia di rimanere tale per decenni, un’opera fantasma che graverà sul bilancio del Comune».

Data: 
Giovedì, 13 February, 2014
Autore: 
Milena Bidinost
Fonte: 
Messaggero Veneto - Pordenone
Stampa e regime: 
Notizie dai consigli comunali: 
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