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<p>MEGLIO URSULA CHE MALE ACCOMPAGNATI - LA LETTERA DI CONTE IN RISPOSTA ALLA VON DER LEYEN: &#39;&#39;SI CONTINUA A INSISTERE NEL RICORSO A STRUMENTI COME IL MES, TOTALMENTE INADEGUATI. SIAMO DI FRONTE A UNO SHOCK EPOCALE CHE NON DIPENDE DAI...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 12:47
  Lettera di Giuseppe Conte a “la Repubblica”   Ecco la lettera con cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte risponde all’intervento della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen pubblicato ieri da Repubblica   conte ursula Cara Ursula, ho apprezzato il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le parole con cui ieri, dalle pagine di que...
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Il fondo sovrano norvegese perde 113 miliardi nel primo trimestre

Corriere.it - Economia - Ven, 03/04/2020 - 12:46
Le perdite del maggior fondo sovrano al mondo sono legate all’epidemia del coronavirus che ha causato un’ondata di vendite sui mercati finanziari. «La situazione sul mercato è difficile, ma - afferma Yngve Slyngstad, ad di Norges Bank Investment Manager - il fondo ha un orizzonte di lungo termine»
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Fisco, sospensione per tasse e pignoramenti su conti e stipendi

Il Sole 24 Ore.com Prima Pagina - Ven, 03/04/2020 - 12:39
Allo studio la proroga della sospensione per due mesi di Iva, ritenute e contributi. Congelati avvisi bonari e accertamenti. Si lavora ad un nuovo sblocco dei pagamenti della Pa
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<p><strong>DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - SPARIAMO IN FACCIA AL VIRUS CON IL REMAKE DI RESIDENT EVIL 3, AVVINCENTE &ldquo;SURVIVAL HORROR&rdquo; AMBIENTATO DURANTE UNA MICIDIALE EPIDEMIA CHE, PER CHI AMA LA SUSPENSE E NON TEME IL RIBREZZO E LA...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 12:38
  Federico Ercole per Dagospia   resident evil 3 Durante i giorni crudeli e primaverili di un aprile proibito potremmo non essere interessati al rifacimento del terzo episodio di Resident Evil, persino provare paura e repulsione verso la virtuale finestra mostruosa e infetta che questo videogame di sopravvivenza e orrori apre su una realtà già pandemica. Anche l’appassionato...
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Posti letto: perché in Italia costano di più

Lavoce.info - Ven, 03/04/2020 - 12:33

Non è vero che la spesa sanitaria in Italia è diminuita negli ultimi anni. È però vero che il numero dei posti letto è nettamente inferiore rispetto a Germania e Francia, perché il loro costo è molto più alto. Ecco i fattori che spiegano la differenza.

La spesa sanitaria dal 2000 al 2018

Nelle ultime settimane di emergenza per il Covid-19 è stato più volte ripetuto che il Servizio sanitario nazionale si trova in emergenza anche a causa di importanti tagli finanziari che avrebbe subito. I tagli avrebbero portato a una forte riduzione dei posti letto. Tuttavia, la figura 1, che utilizza i dati del ministero dell’Economia e delle Finanze, mostra come la spesa sanitaria reale (cioè al netto dell’inflazione) sia stata sempre in crescita dal 2000 al 2010, per poi stabilizzarsi dal 2010 al 2018. Dal 2000-2018, è aumentata in termini reali del 58 per cento.

 

Figura 1 – Spesa sanitaria – Conto consolidato del Servizio sanitario nazionale

Fonte: Mef, Il monitoraggio della spesa sanitaria, Rapporti, anni 2017-2018

Analizziamo qui una quota del totale: la spesa per servizi ospedalieri. Dalla definizione Cofog consiste in quella per ricoveri ordinari e day-hospital per acuti, lungodegenze e riabilitazione, incluse le spese per il trasporto dei pazienti. È ragionevole considerarla come una buona approssimazione del costo totale dei posti letto, che sono per l’appunto finalizzati all’assistenza terapeutica, riabilitativa e di malattie di lunga durata. Quindi, si può ricavare un indicatore molto grezzo del costo per posto letto dividendo la spesa ospedaliera così definita per il numero totale dei posti letto.

I dati Eurostat indicano che l’incremento al netto dell’inflazione della spesa ospedaliera dal 2001 al 2017 è stato di circa il 90 per cento, superiore rispetto alla crescita dell’aggregato della spesa sanitaria. Sembra un dato in linea con altre nazioni europee a noi simili, come Germania e Francia, che hanno registrato aumenti della spesa ospedaliera rispettivamente del 105 e del 106 per cento nello stesso periodo.

Un altro fenomeno comune a Italia, Germania e Francia sembra essere la riduzione dei posti letto. In particolare, dai dati Ocse sappiamo che in Germania nel periodo 2001-2017 si sono ridotti dell’11 per cento, in Francia del 24 per cento e in Italia del 31 per cento (figura 2).

Quindi, il costo per posto letto dal 2001 al 2017 nelle tre nazioni è aumentato sia perché è aumentata la spesa per il servizio ospedaliero, sia perché è diminuito il loro numero totale. È ragionevole pensare, come afferma la Corte dei conti, che l’aumento generalizzato dei costi per posto letto possa essere dovuto all’adozione di tecnologie e farmaci avanzati, e quindi più costosi rispetto al passato, così come alle politiche di de-ospedalizzazione.

Figura 2 – Posti letto per 100 mila abitanti

Fonte: Ocse

Tre stati, tre costi diversi

In tutto il periodo considerato (figura 2), l’Italia ha comunque un numero di posti letto di molto inferiore a Germania e Francia. In particolare, nel 2017 per ogni 100 mila abitanti, il nostro paese ne ha 318, la Francia 598 e la Germania 800.

È anche vero che la spesa (depurata dall’inflazione) per servizi ospedalieri dell’Italia è nel periodo 2001-2017 sempre inferiore a quella di Francia e Germania (figura 3). Sempre nel 2017, in Italia la spesa è di 51 miliardi di euro, pari a circa la metà di quella tedesca (96 miliardi) e a due terzi di quella francese (83 miliardi).

Figura 3 – Spesa per servizi ospedalieri

Fonte: Eurostat

Tuttavia, il divario di spesa non spiega la straordinaria differenza nel numero di posti letto che l’Italia ha rispetto a Francia e Germania. Infatti, se rapportiamo la spesa per servizi ospedalieri al numero di posti letto nel 2017 otteniamo un valore di 138 mila euro per la Germania, 200 mila euro per la Francia e 260 mila per l’Italia.

La differenza dell’Italia con Francia e Germania potrebbe essere il riflesso di differenti dotazioni di addetti per posto letto. Sempre analizzando i dati Ocse, nel 2017 la quota di personale ospedaliero per posto letto risulta essere 2,06 per la Germania, 3,28 per la Francia e 3,25 per l’Italia. Quindi, il divario di spesa tra Italia e Germania può in parte essere spiegato dal divario nel numero di addetti per posto letto (che è di 1,19). Mentre per la Francia, la differenza è necessariamente spiegata da un maggiore costo degli altri fattori impiegati (medicinali, macchinari, appalti esterni) nel servizio ospedaliero.

Dati questi numeri, se in Italia un posto letto costasse come in Germania, ovvero 138 mila euro all’anno invece di 260 mila, potremmo disporre quasi del doppio di quelli che abbiamo oggi (260/138=1,88). Se costa

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Nuovi aiuti a imprese e famiglie, intervento da 35 miliardi (in due fasi): ecco come sarà il nuovo decreto

Corriere.it - Economia - Ven, 03/04/2020 - 12:32
Allo studio c’è un provvedimento in due fasi: entro lunedì nuova liquidità a tutte le imprese; a ridosso di Pasqua altre misure per lavoratori e famiglie. La strategia: 200 miliardi di prestiti garantiti dallo Stato
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<p><strong>A MOSCA SALTA LA MOSCA AL NASO &ndash; L&rsquo;INCHIESTA SULLA &ldquo;STAMPA&rdquo; DI JACOBONI (SI SCRIVE AIUTI, SI LEGGE INTELLIGENCE) FA INCAZZARE PUTIN. </strong>LE FUNEBRI MINACCE:<strong> &ldquo;</strong>CHI SCAVA UNA FOSSA AL PROSSIMO...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 12:29
LA GUERRA DI PUTIN A MOLINARI MAURIZIO MOLINARI Ilpost.it Il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov, ha pubblicato su Facebook una lettera indirizzata alla Stampa in cui accusa il giornale di aver pubblicato una serie di articoli non veritieri riguardo agli aiuti inviati dalla Russia in Italia per fronteggiare l’emergenza coronavirus.   gene...
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<p>ISRAELE HA UN PROBLEMA: NELLE COMUNIT&Agrave; EBREE ULTRA-ORTODOSSE IL VIRUS &Egrave; FUORI CONTROLLO E I RABBINI SI RIBELLANO ALLA QUARANTENA&nbsp;&ndash; GLI INGERMIERI SONO STATI PRESI A SASSATE DAGLI STUDENTI DELLE SCUOLE RELIGIOSE A GERUSALEMME...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 12:29
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Se anche i dividendi vanno in quarantena

Lavoce.info - Ven, 03/04/2020 - 12:20

La Bce ha “raccomandato” alle banche europee di congelare i dividendi fino a ottobre 2020. Un’iniziativa motivata più da ragioni di politica industriale che di vigilanza, oltre che problematica nell’applicazione. Con possibili conseguenze indesiderate.

I dubbi di principio

La Banca centrale europea ha indirizzato a tutte le banche “significative” dell’Eurozona (tra cui 12 gruppi italiani) la raccomandazione di non distribuire dividendi per gli esercizi 2019 e 2020, astenendosi inoltre dall’effettuare riacquisti di azioni mirati a remunerare gli azionisti; ciò fino al 1° ottobre 2020, quando – si presume – il contesto emergenziale si sarà attenuato. La Banca d’Italia ha poi esteso la raccomandazione a tutte le altre banche italiane sottoposte alla sua vigilanza diretta.
“Alte” le ragioni del provvedimento: il fieno deve restare in cascina perché le banche possano “assolvere al loro ruolo” di sostegno al finanziamento di famiglie e imprese, oltre che per assorbire le perdite. Inutile precisare che la raccomandazione è poco meno di un ordine: le banche che non ritenessero di conformarvisi “sono tenute a contattare immediatamente” l’autorità di vigilanza “per spiegare le loro motivazioni”. Insomma, gli azionisti resteranno a bocca asciutta nei prossimi mesi e forse per altri ancora: non già perché questo o quell’istituto in cui hanno investito non siano sufficientemente solidi ma a seguito di decisioni dell’autorità rivolte all’intero settore.

Nella situazione che viviamo può apparire bizzarro preoccuparsi di chi ha investito denari in azioni di banca. A ben vedere, però, la raccomandazione Bce proietta segnali di portata più ampia. Tralasciamo il tempismo dell’intervento, che piomba a stagione assembleare iniziata, quando molte banche hanno già reso note al mercato le proprie proposte di distribuzione degli utili. Il dietrofront comporta non poche complessità informative e organizzative, a carico tanto degli istituti quanto dei loro azionisti.
Il punto è un altro. Discostandosi dalle consuete indicazioni in tema di dividend policy, Francoforte sembra abbandonare – anche se non dichiaratamente – il campo suo proprio della vigilanza prudenziale (cioè il controllo mirato all’adeguatezza del capitale delle banche) per avventurarsi sul terreno dell’indirizzo dell’attività di impresa dei propri vigilati, in un’ottica di marcata “funzionalizzazione” del credito al servizio di interessi generali. Che un’autorità intervenga sull’allocazione del capitale (privato) di rischio, vincolandolo al sostegno della cosiddetta “economia reale”, pare un passaggio di principio non da poco, per di più sancito da un provvedimento che neppure ha rango di legge.

Gli ostacoli pratici

Passando all’applicazione concreta, la direttiva produce conseguenze che destano dubbi sul raggiungimento dei suoi scopi. Anzitutto, nella realtà italiana storicamente caratterizzata da una forte presenza delle fondazioni bancarie nell’azionariato di molti istituti di credito, la stretta sui dividendi si riflette in un minore afflusso di fondi nelle casse delle fondazioni, con il rischio di una riduzione delle erogazioni di queste ultime nei territori di riferimento: una sorta di boomerang, quindi, per l’economia reale.
Per gli investitori istituzionali, poi, il pagamento del dividendo rappresenta ormai un sine qua non dell’investimento in una banca, dati i ristretti margini di crescita del settore in questa fase storica. Se gli investitori che detengono nel complesso la maggioranza delle azioni degli istituti quotati dovessero fare un passo indietro, dirottandosi su investimenti più remunerativi (per capitale o dividendo), il maggior costo della raccolta di capitale per le banche finirebbe per ipotecare il raggiungimento degli obiettivi di sostegno a famiglie e imprese. E in questo senso i primi segnali provenienti dai mercati sono tutt’altro che incoraggianti.

Senonché, con una comunicazione interpretativa della sua stessa raccomandazione, la Bce pare mettersi in parziale retromarcia lasciando le banche libere, se lo vogliono, di deliberare una distribuzione di dividendi purché la eseguano dopo il 1° ottobre e a condizione “che si siano dissipate le incertezze causate dal Covid-19”. Nel frattempo, gli utili da distribuire non potranno essere computati nel capitale di vigilanza, evidentemente perché già considerati un debito da pagare agli azionisti.
Per la gioia degli avvocati, l’indicazione della Bce assume i contorni di un rebus. Si rimette al consiglio di amministrazione la responsabi

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<p>MA QUALI HACKER! IL SITO DELL&rsquo;INPS &Egrave;&nbsp;COLLASSATO DA SOLO &ndash; L&rsquo;ALLARME RESTA: SIA PERCH&Eacute; LA PRIVACY DI DECINE DI MIGLIAIA (MILIONI?) DI PERSONE &Egrave;&nbsp;STATA MESSA A RISCHIO, SIA PERCH&Eacute; COSTA MEZZO...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 12:19
    1 – Inps, il collasso del sito non è colpa degli hacker Allarme per la privacy violata Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”   MEME SU INPSDOWN Anche se le indagini sono appena cominciate, più che a un attacco esterno di qualche hacker la paralisi del sistema informatico dell' Inps, che mercoledì doveva raccogliere le domande per i «bonus Covid 19» da 600 euro...
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Il commercialista e la crisi: «Lavoro, ma nessuno paga. E per lo Stato siamo privilegiati»

Corriere.it - Economia - Ven, 03/04/2020 - 12:14
Un mese di coronavirus raccontato da Matteo De Lise, presidente dei giovani commercialisti italiani
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<p>ANCHE NELLA DELAZIONE ALL&rsquo;ENNESIMA POTENZA I TEDESCHI SONO I PRIMI &ndash; IN GERMANIA LA POLIZIA &Egrave; SOMMERSA DA SEGNALAZIONI DI CITTADINI CHE DENUNCIANO PASSANTI E VICINI: A MONACO ARRIVANO 150 &ldquo;SOFFIATE&rdquo; AL GIORNO E C&rsquo...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 12:09
DAGONEWS   MURALES IN GERMANIA SUL CORONAVIRUS Anche nella delazione all’ennesima potenza i tedeschi primeggiano. Aumentano nel Paese le denunce alla polizia di persone che segnalano passanti e vicini avvistati in strada durante il lockdown per arginare l’emergenza coronavirus.   In un paese in cui la denuncia era all'ordine del giorno sotto i comunisti nella Germania dell’est...
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<p>&ldquo;VEDI QUEL PASTORE &Egrave; MOGGI&hellip;<span style="color:#FF0000;">PADRE PIO E&rsquo; APPARSO IN SOGNO A UNA SIGNORA E HA FATTO UNA PROFEZIA SU DI ME&rdquo;</span> &ndash; LE RIVELAZIONI ONIRICHE DI LUCIANONE - &quot;A 18 ANNI UNA VOCE...

Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 11:59
Luciano Moggi per “Libero quotidiano”   luciano moggi Sarà vero? Non lo so, ma ci credo! Sono nato in un piccolo paese, Monticiano, vicino a Siena, dove studiavo con i sacrifici di lavoro di mio padre che voleva fare di me una persona erudita, diversa da lui, costretto come era a faticare lavorando al bosco per mantenere la sua famiglia.   Avevo 18 anni. Una notte mi parlò in ...
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  Italy's economy suffers a record blow during the mass shutdown https://t.co/HFZIPTQkZs pic.twitter.com/BCWMh4b74h — Bloomberg Economics (@economics) April 3, 2020       Coronavirus, Pmi servizi marzo 17,4 punti: livello più basso di sempre coronavirus mercati 3 (LaPresse/Finanza.com) - Crollo record dell'attività del terziario in Italia, a causa della pandemia d...
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Coronavirus, tra Salvini e Mastella polemiche su ospedali e case di riposo campane

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Dagospia - Ven, 03/04/2020 - 11:39
https://www.raiplay.it/video/2016/11/Giorgio-Albertazzi-e-Meme-Perlini-bb2221ea-c76f-4c08-8055-6a5fb21d9863.html       Aldo Grasso per il “Corriere della Sera”   arbasino albertazzi memè perlini Spero che tutti coloro che invocano una programmazione televisiva di qualità (ne abbiamo bisogno, molto bisogno), che desiderano riscoprire la nostra cultura, spero di tutto cuor...
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Reddito di emergenza, Catalfo: «Aiuti per 3 milioni di italiani rimasti senza sostegno»

Corriere.it - Economia - Ven, 03/04/2020 - 11:33
Il decreto Cura Italia ha escluso dagli aiuti una platea consistente di italiani. Dai lavoratori saltuari a quelli domestici, ai molti professionisti. Per loro arrivano 3 miliardi di euro. Istat: crollano consumi e redditi delle famiglie italiane
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